Settantatreesima guida operativa Odoo 19 per PMI italiane. Il Regolamento (UE) 2024/3015 sul divieto dei prodotti ottenuti con lavoro forzato (in inglese Forced Labour Regulation, FLR) si applicherà dal 14 dicembre 2027. Vieta di immettere o mettere a disposizione sul mercato dell’Unione, e di esportare dall’Unione, prodotti realizzati in tutto o in parte con lavoro forzato. Non prevede soglie dimensionali: riguarda anche le PMI. Le autorità competenti possono avviare indagini e, se la violazione è accertata, vietare il prodotto, imporne il ritiro dal mercato e disporne lo smaltimento; le dogane possono bloccarne lo sdoganamento. In questa guida vediamo come prepararsi con Odoo 19.
Vediamo: ambito del regolamento, indicatori, aree e settori a rischio, due diligence, fornitori, documentazione ed esempi illustrativi.
Che cos’è il regolamento sul lavoro forzato
Ambito di applicazione
- Tutti i prodotti immessi o messi a disposizione sul mercato UE (consumatori e imprese), comprese le vendite a distanza
- Tutti i prodotti esportati dall’UE
- Tutte le fasi della catena di fornitura: estrazione, raccolta, produzione e lavorazione
- Nessuna soglia dimensionale (le autorità tengono però conto delle dimensioni dell’operatore)
Che cosa si intende per “lavoro forzato”
- La definizione richiama le Convenzioni ILO (Organizzazione internazionale del lavoro) n. 29 e n. 105
- Ogni lavoro o servizio estorto a una persona sotto minaccia di una punizione
- Per il quale la persona non si è offerta spontaneamente
- Comprende il lavoro forzato imposto dallo Stato, la servitù per debiti e i casi legati alla tratta di esseri umani; il lavoro minorile forzato rientra nel divieto
Applicazione dei controlli
- Banca dati pubblica della Commissione europea sui rischi di lavoro forzato per aree geografiche e prodotti
- Poteri di indagine delle autorità nazionali competenti (della Commissione per i rischi situati fuori dall’UE)
- Le dogane possono sospendere lo sdoganamento dei prodotti
- Ritiro dal mercato dei prodotti già venduti
- Smaltimento: donazione, riciclo o distruzione
Nota importante: il regolamento non introduce un obbligo autonomo di due diligence, ma nelle indagini le autorità tengono conto delle verifiche svolte dall’impresa. Una due diligence documentata è quindi la difesa più solida.
Gli 11 indicatori ILO di lavoro forzato
- 1. Abuso della condizione di vulnerabilità
- 2. Inganno
- 3. Limitazione della libertà di movimento
- 4. Isolamento
- 5. Violenza fisica e sessuale
- 6. Intimidazioni e minacce
- 7. Trattenimento dei documenti d’identità
- 8. Trattenimento dei salari
- 9. Servitù per debiti
- 10. Condizioni di lavoro e di vita abusive
- 11. Straordinari eccessivi
Aree geografiche ad alto rischio
Monitoraggio della Commissione europea
- La banca dati della Commissione si basa su fonti indipendenti e verificabili e non indica specifiche imprese
- Fonti internazionali citano spesso, tra gli altri, il lavoro forzato imposto dallo Stato nella regione cinese dello Xinjiang e in Corea del Nord
- Rischi specifici legati a determinati settori in singoli paesi
- Banca dati aggiornata periodicamente: va consultata a ogni revisione dei fornitori
Settori ad alto rischio
- Cotone e filiere tessili
- Produzione di pannelli solari e polisilicio
- Assemblaggio di elettronica
- Pesca e prodotti ittici
- Cacao e cioccolato
- Estrazione mineraria
Fonti per gli indici di rischio
- Elenco del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti (List of Goods Produced by Child Labor or Forced Labor)
- Global Slavery Index di Walk Free
- Indici di rischio di fornitori specializzati (ad esempio Verisk Maplecroft)
- Banca dati e linee guida della Commissione europea
Mappatura del rischio dei fornitori
Il primo passo pratico è classificare ogni fornitore per rischio di lavoro forzato: localizzazione, settore, prove di conformità. La scheda contatto (partner) di Odoo va arricchita con queste informazioni, tramite campi personalizzati aggiunti con Studio (Enterprise) o con un piccolo modulo su misura:

- Localizzazione del fornitore (paese, regione, provincia)
- Classificazione di settore
- Punteggio di rischio lavoro forzato
- Certificazioni e audit sociali (ad esempio SMETA/Sedex, amfori BSCI, SA8000)
- Data dell’ultimo audit
- Rilievi dell’audit e azioni correttive
- Livello di collaborazione del fornitore
Controllo in fase di acquisto
Ogni ordine di acquisto dovrebbe superare un controllo sul rischio di lavoro forzato: rischio del fornitore accettabile, documentazione aggiornata, clausole contrattuali presenti. L’ordine di acquisto di Odoo è il punto di controllo operativo, ad esempio con un’approvazione obbligatoria per i fornitori classificati ad alto rischio:

- Verifica del rischio fornitore prima dell’ordine
- Clausole contrattuali di divieto del lavoro forzato
- Diritto di audit
- Documentazione richiesta
- Obblighi di collaborazione
- Cause di risoluzione del contratto
Distinta base e approvvigionamento delle materie prime
La distinta base (BOM, Bill of Materials) deve identificare le materie prime ad alto rischio (cotone, cobalto, olio di palma e così via), il paese di origine e il grado di trasparenza della filiera. Diventa così il documento centrale per ricostruire la tracciabilità a monte e a valle:

- Identificazione delle materie prime
- Paese di origine (luogo di estrazione o coltivazione)
- Segnalazione dei materiali ad alto rischio
- Visibilità sui fornitori di secondo e terzo livello
- Requisiti di trasparenza della filiera
- Collegamento all’archivio documentale delle prove
Trasparenza sul prodotto
Per ogni prodotto venduto l’azienda deve poter ricostruire provenienza e condizioni di lavoro lungo la catena di fornitura. La scheda prodotto in Odoo raccoglie la documentazione da mettere a disposizione di autorità e clienti; i documenti possono essere allegati al prodotto o organizzati con l’app Documents (Enterprise):

- Paese di origine per prodotto
- Collegamento alla mappatura della filiera
- Archivio delle prove di conformità
- Documenti di certificazione
- Rapporti di audit consultabili
- Informazioni pronte per la comunicazione pubblica
Condizioni di lavoro nei reparti interni
Non conta solo la filiera: anche le attività interne devono essere coerenti con il divieto. L’ordine di produzione (MO) di Odoo registra i tempi degli ordini di lavoro per operatore; insieme alle app Presenze e Dipendenti consente di documentare orari, pause, straordinari e formazione:

- Registrazione delle ore lavorate
- Prova della volontarietà degli straordinari
- Rispetto delle pause
- Registro della formazione
- Attività del canale di segnalazione
- Politiche del personale coerenti
Schema di due diligence
1. Politica e impegno
- Politica contro il lavoro forzato e la schiavitù moderna
- Approvazione del consiglio di amministrazione
- Dichiarazione pubblica
- Comunicazione ai portatori di interesse
2. Valutazione del rischio
- Mappatura del rischio geografico
- Analisi del rischio di settore
- Rischio per prodotto e materiale
- Punteggio dei fornitori
3. Coinvolgimento dei fornitori
- Codice di condotta esteso a tutta la filiera
- Formazione dei partner commerciali
- Rafforzamento delle loro competenze
- Rimedi concordati
4. Monitoraggio
- Audit periodici
- Strumenti di monitoraggio continuo
- Canali di ascolto dei lavoratori
- Collaborazioni con organismi di monitoraggio esterni
5. Rimedio
- Indagine sull’episodio
- Risarcimento dei lavoratori
- Miglioramento dei processi
- Comunicazione pubblica
6. Rendicontazione
- Dichiarazione annuale volontaria (sul modello del Modern Slavery Statement britannico, obbligatorio solo per chi rientra nella normativa del Regno Unito)
- Integrazione con la rendicontazione ESG
- Comunicazione ai portatori di interesse
- Risposte alle richieste delle autorità
Canali di ascolto dei lavoratori
Canale di segnalazione (whistleblowing)
- Possibilità di segnalazione anonima
- Supporto in più lingue
- Gestione affidata a un soggetto esterno indipendente
- Accesso semplice per i lavoratori (telefono, app)
- In Italia il D.Lgs. 24/2023 rende obbligatorio il canale interno, tra gli altri, per le imprese con almeno 50 dipendenti o dotate di modello 231
Questionari ai lavoratori
- Valutazione periodica delle condizioni
- Dati anonimi
- Analisi dell’andamento nel tempo
- Verifica esterna
Gestione dei reclami
- Indagine indipendente
- Tutela dei lavoratori da ritorsioni
- Tempi di risposta definiti
- Piani di rimedio
Rispondere ai questionari dei clienti
Domande ricorrenti
- Politica e procedure contro il lavoro forzato
- Completezza della mappatura della filiera
- Processo di due diligence sui fornitori
- Programma di audit
- Episodi segnalati
- Canale di ascolto dei lavoratori
Documentazione richiesta
- Documenti di politica aziendale
- Rapporti di valutazione del rischio
- Rapporti di audit e azioni correttive
- Registri della formazione
- Registro dei reclami dei lavoratori
- Documenti pubblicati
Costi per prepararsi al regolamento
Avvio
- Valutazione del rischio della filiera
- Politica e procedure
- Programma di coinvolgimento dei fornitori
- Avvio del programma di audit
- Canale di ascolto dei lavoratori
- Formazione
- L’impegno dipende da numero di fornitori, materiali e paesi: conviene partire dai fornitori più esposti
Costi ricorrenti
- Audit dei fornitori
- Strumenti di monitoraggio
- Indagini e rimedi
- Rendicontazione
Costi che si evitano
- Blocco o smaltimento della merce (potenzialmente rilevante)
- Costi di ritiro dal mercato
- Danno reputazionale
- Perdita di clienti
Errori comuni nella preparazione
“Bastano i fornitori diretti”
Problema: si verificano solo i fornitori diretti, ma il lavoro forzato si nasconde spesso al secondo o terzo livello.
Soluzione: estendere gradualmente la visibilità lungo la filiera, partendo dai materiali ad alto rischio.
“Le certificazioni risolvono tutto”
Problema: ci si affida solo alle certificazioni (SMETA, amfori BSCI) con audit superficiali.
Soluzione: le certificazioni sono utili, ma vanno integrate con il dialogo diretto con i fornitori e con l’ascolto dei lavoratori.
“Nessun ascolto dei lavoratori”
Problema: tutti i controlli sono calati dall’alto e le condizioni reali dei lavoratori restano sconosciute.
Soluzione: canali di reclamo indipendenti e questionari periodici.
“Si interviene solo dopo”
Problema: si agisce solo dopo un rilievo o un episodio.
Soluzione: controlli preventivi, monitoraggio e supporto ai fornitori.
“Al primo problema si chiude il rapporto”
Problema: davanti a un rilievo si interrompe subito il rapporto con il fornitore e i lavoratori perdono il posto.
Soluzione: privilegiare il coinvolgimento e il miglioramento; l’interruzione è l’ultima risorsa.
Esempi illustrativi per PMI manifatturiere italiane
Esempio 1 — Tessile: verifica dell’origine del cotone
- Mappatura completa della filiera del cotone
- Sostituzione dei fornitori ad alto rischio con alternative certificate
- Maggior costo dei materiali da valutare e, dove possibile, da condividere con i clienti
- Obiettivo: filiera documentata e argomento commerciale verso i clienti più attenti
Esempio 2 — Elettronica: minerali dei conflitti e lavoro forzato
- Approccio unico per minerali dei conflitti (stagno, tantalio, tungsteno, oro) e lavoro forzato
- Visibilità sui fornitori di secondo livello
- Obiettivo: superare gli audit dei clienti produttori (OEM) e tutelare i contratti in essere
Esempio 3 — Arredo: importazioni di legno e cotone
- Legno certificato FSC
- Cotone solo da fonti a basso rischio
- Obiettivo: mantenere la fiducia dei clienti europei
Esempio 4 — Metalmeccanica: merce bloccata in dogana
- Container trattenuto per sospetto di lavoro forzato
- Indagine più rapida grazie a dati di filiera già pronti in Odoo
- Lezione: la documentazione va preparata prima, non durante il controllo
Domande frequenti
Sono una piccola impresa: il regolamento mi riguarda?
Sì. Il regolamento non prevede soglie dimensionali. L’impegno può essere proporzionato alle dimensioni, ma il divieto vale per tutti. Conviene concentrarsi su fornitori e materiali ad alto rischio.
Come scopro se c’è lavoro forzato nella mia filiera?
Con tre strumenti: (1) banche dati esterne sul rischio, compresa quella della Commissione; (2) audit e visite presso i fornitori; (3) canali di ascolto dei lavoratori. Combinarli è l’approccio più efficace.
Che cosa fare se le autorità bloccano un mio prodotto?
Procedura: (1) preparare subito la documentazione; (2) collaborare all’indagine; (3) dimostrare la due diligence svolta; (4) fornire le prove sulla filiera; (5) attuare i rimedi se emergono rilievi. È consigliabile il supporto di un avvocato e di un consulente specializzato.
Posso continuare a lavorare con un fornitore sotto indagine?
In genere sì, durante il percorso di coinvolgimento e rimedio. L’interruzione è consigliata solo in presenza di rilievi gravi, mancata collaborazione e assenza di miglioramenti. La tutela dei lavoratori resta prioritaria.
Conviene un approccio unico con la direttiva CSDDD?
Sì. La direttiva sulla due diligence di sostenibilità (CSDDD) riguarda i diritti umani e l’ambiente in senso ampio e si applica solo alle grandi imprese, che però trasferiscono le richieste ai propri fornitori, PMI comprese. Il regolamento sul lavoro forzato è più specifico. Un programma unico evita duplicazioni.
Prossimi passi
Nelle prossime guide vedremo come adeguarsi al Data Act per la condivisione dei dati, come gestire gli effetti di DSA e DMA per le PMI che vendono sui marketplace e come prepararsi al CESOP (sistema elettronico centrale di informazioni sui pagamenti).
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