TL;DR — Migrazione cloud per PMI nel 2021
- Contesto: smart working post-Covid stabilizzato, 67% delle PMI italiane (fonte Osservatorio Cloud Transformation Politecnico di Milano, edizione 2021) dichiara di voler spostare almeno un workload in cloud entro 12 mesi.
- I tre big: AWS (regione Milano attiva da apr 2020), Microsoft Azure (regione Italy North lanciata mar 2021), Google Cloud (regione Milano annunciata ma non ancora live nel 2021, Frankfurt rimane la più vicina per traffico IT).
- Modelli: IaaS, PaaS, SaaS, FaaS (AWS Lambda, Azure Functions).
- Strategie 6R: Rehost, Replatform, Refactor, Repurchase, Retire, Retain.
- Provider IT alternativi: Aruba Cloud, OVHcloud, Seeweb, IrideOS.
- Caso reale: PMI manifatturiera lombarda, migrazione SAP Business One da on-premise ad Azure, TCO -22% a 36 mesi.
- Roadmap pratica: 6 mesi in 5 fasi (assessment, design, pilot, migration wave, optimization) sono sufficienti per una PMI 50-300 dipendenti.
Migrazione cloud per PMI 2021: AWS vs Azure vs GCP a confronto
Per la PMI italiana il 2021 è l’anno della verità sul cloud. La spinta dello smart working nel 2020 ha smascherato i limiti dei server on-premise: VPN che cedono ai primi 50 utenti remoti, file server irraggiungibili da casa, gestionali nati per la LAN che soffrono in VPN. Il CdA, fino al 2019 indifferente, oggi chiede al CTO una cloud strategy. E con AWS che ha aperto la regione Milano ad aprile 2020 e Microsoft Azure che ha lanciato Italy North a marzo 2021, l’argomento data sovereignty non è più un alibi per restare nel CED del seminterrato.
Il 62% delle PMI italiane intervistate dall’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano (edizione 2021) dichiara di voler spostare almeno un workload in cloud nei prossimi 12 mesi. Ma quale cloud: AWS, Microsoft Azure, Google Cloud, oppure un cloud italiano (Aruba, Seeweb, IrideOS)? E con quale strategia: lift-and-shift, replatform, cloud-native? Questa guida mette in fila numeri, criteri, pricing e un caso reale di PMI manifatturiera lombarda — i dati che servono al CFO per firmare il budget e al CTO per dormire la notte.

Perché migrare al cloud nel 2021: i quattro driver concreti
Negli incontri con i CTO di PMI italiane da 5 a 50 milioni di fatturato, quattro argomenti tornano in modo ricorrente. Non sono buzzword di marketing, sono leve di P&L e di rischio operativo.
1. Da CAPEX a OPEX
Il modello on-premise classico richiede un investimento iniziale (CAPEX) tra 40.000 e 180.000 € per server, storage, switch e licenze hypervisor, ammortizzato su 4-5 anni. Il cloud trasforma tutto in spesa corrente (OPEX) mese su mese: niente immobilizzazioni che invecchiano sul libro mastro, niente decisione «tutto o niente» ogni 5 anni.
2. Scalabilità elastica reale
Per la PMI manifatturiera il caso tipico è il batch notturno del gestionale: 4 ore di calcolo MRP che bloccano il database. In cloud puoi accendere una istanza EC2 grande solo per quelle 4 ore e spegnerla a fine batch, pagando il 3-4% del prezzo del raddoppio hardware.
3. Ridondanza geografica e business continuity
AWS Milano ha tre Availability Zone indipendenti (data center separati a chilometri di distanza). Azure Italy North ha la stessa logica. Per una PMI che ha un CED interno e backup su NAS «a sentimento», replicare in due AZ è un salto di resilienza di un ordine di grandezza, senza acquistare un cavo.
4. Smart working: workload vicino agli utenti
Lo stack nato per la LAN soffre da casa via VPN: latenze 5-10 volte superiori. Spostare il file server su SharePoint Online e il gestionale su RDS + Web App significa che il dipendente apre un browser e lavora come in ufficio, senza VPN da configurare per 200 persone.
I modelli di servizio: IaaS, PaaS, SaaS, FaaS
Il vocabolario sembra confuso ma in realtà corrisponde a quattro livelli di quanto gestisci tu versus quanto gestisce il provider. Per la PMI è cruciale capire dove conviene fermarsi.
IaaS — Infrastructure as a Service
Affitti la macchina virtuale, il disco, la rete. Tu gestisci sistema operativo, patching, backup. Esempi: AWS EC2, Azure Virtual Machines, Google Compute Engine. Il punto di partenza più familiare per chi viene da VMware/Hyper-V: costo basso, responsabilità operativa alta.
PaaS — Platform as a Service
Affitti la piattaforma (database, web server, runtime) e fornisci solo codice o schema dati. Esempi: AWS RDS, AWS Aurora, Azure SQL Database, Azure App Service, Google Cloud SQL. Il provider gestisce patching, backup, alta disponibilità: costo unitario maggiore di IaaS, ma total cost spesso inferiore.
SaaS — Software as a Service
Software finito accessibile via browser. Esempi: Microsoft 365, Google Workspace, Salesforce. Paghi per utente, raramente ha senso ospitarli in proprio.
FaaS — Function as a Service
Esegui codice senza gestire server, paghi al millisecondo. Esempi: AWS Lambda, Azure Functions, Google Cloud Functions. Caso d’uso PMI: integrazioni event-driven (webhook e-commerce → ERP), elaborazioni schedulate. Primo milione di invocazioni Lambda gratis al mese.
Regola pragmatica per la PMI: SaaS dove esiste un prodotto maturo, PaaS per database e applicazioni custom, IaaS solo quando il vincolo legacy lo impone (es. SAP B1 su Windows specifico), FaaS per le integrazioni.
Le strategie 6R di migrazione AWS
AWS ha formalizzato nel Cloud Adoption Framework sei strategie di migrazione note come 6R, vocabolario standard del settore applicabile anche ad Azure e GCP.
- Rehost (lift-and-shift): sposti la VM tale e quale. Migrazione più rapida ma non sfrutta i vantaggi cloud-native.
- Replatform: sposti l’applicazione cambiando qualche pezzo (es. MySQL self-hosted → Aurora). Compromesso velocità/ottimizzazione.
- Refactor: riscrivi cloud-native (microservizi, container, serverless). Massimo investimento, massimo ROI nel lungo periodo.
- Repurchase: sostituisci il software con un equivalente SaaS (CRM custom → Salesforce o HubSpot).
- Retire: scopri durante l’assessment che il workload non serve più. Stime AWS: il 10-20% dei server di un CED PMI medio si possono spegnere.
- Retain: lasci on-premise per vincoli normativi, dipendenze hardware (licenze MAC, chiavi USB industriali), ROI negativo.
Per una PMI 50-300 dipendenti la distribuzione tipica è 50% Rehost + 25% Replatform + 10% Repurchase + 10% Retire + 5% Retain. Il Refactor puro è raro nella PMI media italiana.
AWS per PMI italiane: regioni, servizi, prezzi
Amazon Web Services è il leader globale del cloud pubblico nel 2021, con una quota di mercato stimata intorno al 32% dal report Synergy Research Q2 2021. Per la PMI italiana ha tre asset distintivi.
La regione Milano (eu-south-1)
Aperta ad aprile 2020, prima regione AWS in Italia. Tre Availability Zone. Latenza tipica 5-15 ms per workload da Milano-Roma-Napoli, contro 25-40 ms verso Frankfurt o Dublino. Per la compliance GDPR e gli obblighi del Garante Privacy semplifica drasticamente l’assessment giuridico.
Servizi più rilevanti per PMI
- EC2: VM IaaS. Famiglie t3 (burstable, workload PMI poco intensivi), m5 (general purpose), c5 (CPU-intensive), r5 (memory-intensive).
- RDS: MySQL, PostgreSQL, MariaDB, Oracle, SQL Server gestiti con backup automatici, patching, replica multi-AZ.
- Aurora: database PaaS MySQL/PostgreSQL-compatibile fino a 5x performance MySQL standard, giustificato in carichi enterprise.
- S3: object storage per backup, archivi, file statici. Tier Standard 0,021 USD/GB/mese a Milano.
- Lambda: serverless, 1M invocazioni gratis/mese.
- AWS Migration Hub: dashboard di assessment integrato con Server Migration Service e Database Migration Service.
Attenzione: AWS ha oltre 200 servizi e è il più complesso da governare. La cost surprise a fine mese è il rischio numero uno: egress internet a 0,09 USD/GB diventa rapidamente significativo. AWS Cost Explorer e Budgets vanno configurati dal giorno zero.
Microsoft Azure per PMI italiane: il vantaggio Microsoft 365
Azure è il secondo cloud globale (~20% di quota Q2 2021) ed è il più naturale per le PMI italiane già immerse nell’ecosistema Microsoft.
La regione Italy North (Milano)
Microsoft ha lanciato la regione italiana Italy North a marzo 2021, anche se nel corso del 2021 alcuni servizi sono ancora in fase di rollout progressivo. È coordinata con la region pair France Central per disaster recovery cross-regione.
Servizi PMI
- Azure Virtual Machines: VM IaaS. Famiglie B-series (burstable), D-series (general purpose), F-series (CPU), E-series (memoria).
- Azure SQL Database: PaaS managed SQL Server, tier Hyperscale fino a 100 TB, integrazione AD nativa.
- Azure Blob Storage: object storage con tier Hot/Cool/Archive.
- Azure App Service: PaaS web app (.NET, Java, Python, Node, PHP) con deploy e scaling automatici.
- Azure Functions: serverless equivalente di Lambda.
- Azure Migrate: tool integrato per assessment e migrazione.
Azure Hybrid Benefit: licenze riutilizzabili
Le PMI con Enterprise Agreement Microsoft o licenze Windows Server e SQL Server con Software Assurance attivano l’Azure Hybrid Benefit e risparmiano fino al 40-55% sul costo orario delle VM Windows. L’integrazione nativa con Active Directory, Microsoft 365, Power BI, Teams e SharePoint fa di Azure la scelta naturale per le PMI già immerse nello stack Microsoft.
Google Cloud Platform: la scommessa data e AI, ma niente Milano nel 2021
Google Cloud è il terzo cloud globale (~9% di quota nel 2021), in forte crescita anno su anno. Per la PMI italiana il punto fermo da chiarire subito è: nel 2021 GCP non ha ancora una regione in Italia. Google ha annunciato investimenti per una regione Milano, ma il go-live è previsto solo nel 2022 inoltrato. Per il 2021 la regione più vicina è europe-west3 (Frankfurt), con latenze tipiche da Milano di 20-30 ms.
Servizi PMI
- Compute Engine: VM IaaS, famiglie E2 (cost-efficient), N2 (general purpose), C2 (compute), M2 (memoria).
- Cloud SQL: database PaaS (MySQL, PostgreSQL, SQL Server).
- Cloud Storage: object storage equivalente di S3.
- App Engine e Cloud Run: PaaS storico Google + container serverless moderno.
- BigQuery: data warehouse serverless, arma distintiva di GCP per analytics su scala. Per una PMI con qualche TB di storico ordini permette query sull’intero dataset in pochi secondi, pagando solo i byte scansionati.
- Cloud Functions: serverless.
Quando ha senso GCP per la PMI nel 2021
Considera GCP se: (1) hai un caso analytics forte (e-commerce con milioni di righe, manifattura con telemetria IoT) e BigQuery cambia il gioco; (2) usi già Google Workspace; (3) ti interessa Vertex AI (lanciato a maggio 2021). Valuta altro se la latenza Italia è critica o se gli stakeholder legal sono ipersensibili sulla data residency italiana.

Confronto pricing IaaS base 2021: AWS vs Azure vs GCP
I listini cloud cambiano nel tempo, ma a ottobre 2021 il quadro per una PMI tipica è il seguente, considerando istanze on-demand Linux con tariffe orarie e 730 ore/mese. Prezzi indicativi in USD, regione UE più vicina all’Italia.
Server piccolo (2 vCPU, 8 GB RAM)
- AWS: t3.large Milano ≈ 0,0992 USD/h = 72,42 USD/mese
- Azure: B2ms Italy North ≈ 0,083 USD/h = 60,59 USD/mese
- GCP: e2-standard-2 Frankfurt ≈ 0,073 USD/h = 53,29 USD/mese
Server medio (4 vCPU, 16 GB RAM)
- AWS: m5.xlarge ≈ 0,224 USD/h = 163,52 USD/mese
- Azure: D4s v3 ≈ 0,229 USD/h = 167,17 USD/mese
- GCP: n2-standard-4 ≈ 0,213 USD/h = 155,49 USD/mese
Server large (8 vCPU, 32 GB RAM)
- AWS: m5.2xlarge ≈ 0,448 USD/h = 327,04 USD/mese
- Azure: D8s v3 ≈ 0,458 USD/h = 334,34 USD/mese
- GCP: n2-standard-8 ≈ 0,426 USD/h = 310,98 USD/mese
Object storage (per GB/mese, tier Standard)
- AWS S3 Milano: 0,021 USD/GB
- Azure Blob Italy North LRS: 0,021 USD/GB
- GCP Cloud Storage Frankfurt: 0,020 USD/GB
Attenzione: i prezzi on-demand sono la peggior tariffa possibile. Con Reserved Instances AWS (1 o 3 anni di impegno) si scende del 30-50%; con Azure Reserved VM Instances idem; GCP Committed Use Discounts arrivano fino al 57%. Una PMI con workload prevedibili dovrebbe impegnarsi su capacità riservata almeno per il 60-70% del baseline.
Localizzazione e compliance: GDPR, sovereignty, Schrems II
Il tema regolatorio è una delle prime domande del legale aziendale, e nel 2021 è più rilevante che mai dopo la sentenza Schrems II della Corte di Giustizia UE (luglio 2020) che ha invalidato il Privacy Shield per i trasferimenti USA-UE. Tre punti pratici.
1. Data residency
Tutti e tre i big permettono di confinare i dati in una regione specifica. AWS Milano e Azure Italy North sono territorio italiano, GCP Frankfurt è UE-Germania. Per dati personali UE qualsiasi regione UE rispetta il GDPR; per dati sensibili (sanità, settore pubblico) restare in Italia semplifica i rapporti con Garante e clienti.
2. DPA e CLOUD Act
I provider USA sono data processor globali. Vanno firmati i Data Processing Addendum standard (AWS DPA, Microsoft Online Services DPA, Google Cloud DPA) con Clausole Contrattuali Standard UE. Il rischio teorico CLOUD Act resta acceso: per casi davvero sensibili, scegliere provider europei (OVHcloud, Aruba, IrideOS) toglie la questione dal tavolo.
TCO: cloud vs on-premise su orizzonte 5 anni
Il confronto tra costo cloud e costo on-premise è il documento più richiesto al CTO dal CdA. Va fatto bene, includendo tutte le voci, su orizzonte 5 anni (durata media di un refresh hardware).
On-premise 5 anni (PMI 100 utenti, 8 server fisici)
- Hardware (server, SAN, switch): 120.000 €
- Licenze hypervisor VMware vSphere: 18.000 €
- Licenze Windows Server e SQL Server: 40.000 €
- Backup, NAS, software DR: 15.000 €
- Connettività CED, UPS, condizionamento: 30.000 €
- Sistemista interno (1 FTE al 30%, 5 anni): 90.000 €
- Refresh parziale anno 3: 20.000 €
TCO on-premise 5 anni: ~333.000 €, ~66.600 €/anno.
Cloud equivalente (Azure Italy North, baseline + 20% picco)
- VM e database PaaS (Reserved Instance 3 anni): 34.000 €/anno
- Storage Blob + backup geo-replicato: 4.500 €/anno
- Egress traffico (5 TB/mese): 5.400 €/anno
- Servizi gestiti (Defender, monitoring): 3.000 €/anno
- Sistemista cloud-aware (0,15 FTE): 13.500 €/anno
TCO cloud 5 anni: ~302.000 €, ~60.400 €/anno.
Il risparmio puro è modesto (~9%), ma il vero vantaggio sono i benefici non monetari: niente investimento iniziale, agilità, resilienza geografica, possibilità di scendere a zero in 30 giorni. Includendo il costo opportunità dei 120.000 € investiti in hardware (capitale immobilizzato per 5 anni), il delta a favore cloud cresce di altri 4-6 punti.
Errori comuni da evitare
Le migrazioni cloud fallite raccontano sempre la stessa storia. Tre errori sono più frequenti degli altri.
1. Lift-and-shift senza ottimizzazione
Sposti le VM tali e quali, ti dimentichi del progetto, e dopo un anno scopri la bolletta doppia rispetto al previsto. Il lift-and-shift è legittimo come fase 1, ma deve essere seguito da rightsizing e Reserved Instances per i workload stabili.
2. Nessuna pratica FinOps
La FinOps Foundation ha codificato nel 2019-2020 le best practice di governance economica del cloud. Minimo per la PMI: dashboard mensile costi per workload, alert su anomalie, tag rigorosi (progetto, owner, ambiente). Senza FinOps il cloud diventa un rubinetto aperto.
3. Vendor lock-in al massimo dal giorno uno
Adottare subito servizi proprietari (BigQuery, DynamoDB, Cosmos DB) accelera ma rende difficile cambiare provider. Strategia saggia per la PMI: stack portabile dove possibile (database aperti, container, Terraform per IaC), servizi proprietari solo dove portano vantaggio quantificato.
Provider italiani ed europei alternativi 2021
Esistono cloud europei seri, spesso più convenienti per workload classici e più rassicuranti su sovereignty.
- Aruba Cloud: il più grande provider italiano (datacenter Bergamo e Arezzo). IaaS competitivo, PaaS database, object storage S3-compatibile. Tutto in Italia, fatturazione e supporto italiani.
- OVHcloud: provider francese (datacenter Roubaix, Strasburgo, Gravelines, ora investimento Italia). Catalogo IaaS e bare metal ampio, prezzi aggressivi sull’egress.
- Seeweb: provider italiano (Milano e Frosinone). Cloud server, Kubernetes managed, storage. Buon profilo PMI.
- IrideOS: provider italiano da merger KPNQwest/Mynet/Brennercom, datacenter italiani multipli, focus managed services e connettività.
Per una PMI con workload non esoterici, una scelta Aruba Cloud + AWS (workload standard su Aruba, servizi avanzati su AWS) è spesso più saggia di un «tutto AWS».
Caso reale: PMI manifatturiera lombarda, migrazione SAP B1 ad Azure
PMI lombarda 180 dipendenti, fatturato ~30 milioni di euro, produzione di componenti meccanici. Stack pre-migrazione: server fisici HP ProLiant in CED interno, VMware vSphere, SAP Business One 9.3 su Windows Server + SQL Server 2017, file server Windows da 12 TB, mail server Exchange on-premise.
Driver della scelta
Refresh hardware previsto fine 2021 (server di sei anni), aumento richieste smart working dopo la pandemia, decisione del CdA di non rifare un investimento CAPEX importante.
Strategia 6R applicata
- Repurchase mail: Exchange → Microsoft 365 Business Standard per 180 utenti.
- Rehost SAP B1: VM Azure Italy North D8s v3 + Azure SQL Database Managed Instance Business Critical.
- Replatform file server: migrazione a SharePoint Online + OneDrive.
- Retire: 4 server fisici dismessi (sviluppo, test obsoleti, FTP non usato).
Numeri
Assessment-to-go-live: 5 mesi. Setup (consulenza + licenze): 72.000 €. Cloud a regime: 2.850 €/mese tutto incluso. Costo on-premise equivalente post-refresh: 3.650 €/mese. TCO -22% a 36 mesi, CAPEX evitato 130.000 €. Bonus non monetari: accesso gestionale da remoto -70%, uptime SAP da 99,4% a 99,95%, zero ticket file server da casa.

Roadmap pratica di migrazione: 6 mesi step-by-step
Per una PMI 50-300 dipendenti la roadmap canonica di una migrazione cloud parziale (workload core) dura 6 mesi, articolata in cinque fasi. La sintesi qui sotto è quella che usiamo nei nostri progetti di software cloud per PMI.
Mese 1: Assessment
Inventario completo dei workload, dipendenze applicative, volumi dati, latenze richieste, vincoli normativi. Strumenti: AWS Migration Hub, Azure Migrate, oppure tool agnostici (CAST Highlight, Cloudamize). Output: catalogo dei workload con strategia 6R assegnata.
Mese 2: Design e procurement
Disegno della landing zone in cloud (VNet/VPC, subnets, ACL, identità via Azure AD o IAM, naming convention, tagging), scelta provider e regione, contratti DPA, attivazione subscription/account. Definizione del piano FinOps (budget, alert, dashboard).
Mese 3: Pilot
Migrazione di 1-2 workload non critici (es. server di test, web aziendale interno) per validare il design, gli strumenti di migrazione, e le procedure operative. È la fase dove si scoprono problemi che il design non aveva visto, ed è il momento giusto: il rischio di business è nullo.
Mesi 4-5: Migration wave
Migrazione dei workload principali in wave coordinate. Una wave tipica: pre-sync dei dati per giorni, finestra di cutover nel weekend, post-cutover monitoring, rollback plan armato e provato. Comunicazione agli utenti su disservizi previsti.
Mese 6: Optimization e governance
Rightsizing delle istanze (spesso ci si accorge che la VM “EC2 m5.2xlarge” copia del fisico bastava in realtà “m5.large”), attivazione Reserved Instances/Committed Use, automazione patch e backup, formazione team operations sul cloud. Decommissioning del CED on-premise.
Come avviare la migrazione cloud (passi essenziali)
Sintesi HowTo — Migrazione cloud per PMI
- Mappa l’as-is: inventario di server, applicazioni, dipendenze, volumi e SLA attuali. Usa AWS Migration Hub o Azure Migrate per la discovery automatica.
- Assegna la strategia 6R a ogni workload (Rehost, Replatform, Refactor, Repurchase, Retire, Retain) e stima sforzo e costo.
- Disegna la landing zone: VPC/VNet, subnetting, identità, naming, tagging, FinOps. Documenta tutto come Infrastructure as Code (Terraform o CloudFormation/ARM).
- Esegui il pilot su 1-2 workload non critici, valida tempi, costi e procedure di rollback.
- Migra in wave i workload core, ottimizza, formalizza il run-mode e dismetti l’on-premise.
Domande frequenti sulla migrazione cloud 2021
1. Quale cloud scegliere tra AWS, Azure e GCP nel 2021?
Dipende dallo stack esistente. Una PMI con forte adozione Microsoft (Active Directory, SQL Server, M365) trova la massima continuità in Azure, grazie all’Hybrid Benefit. Una PMI con team developer cloud-native sceglie AWS per la maturità del catalogo. GCP è vincente per casi analytics forti (BigQuery) o per chi usa già Google Workspace.
2. Quanto costa migrare al cloud per una PMI 100 dipendenti?
Una migrazione parziale per PMI 50-150 dipendenti costa 50.000-120.000 € di consulenza e setup. Il cloud a regime, per workload paragonabili a un CED medio, si colloca tra 2.500 e 6.000 €/mese.
3. Il cloud è davvero più sicuro dell’on-premise?
I provider investono in sicurezza somme inarrivabili per la PMI (ISO 27001, SOC 2, sicurezza fisica). Il rischio si sposta sulla configurazione: un bucket S3 pubblico per errore espone i dati come e più di un server on-premise. La sicurezza in cloud è tema di governance e policy, non di hardware.
4. Posso migrare SAP Business One in cloud?
Sì, è uno dei casi d’uso più tipici. SAP B1 gira su Azure (VM Windows + SQL Server, o versione HANA) con partner italiani certificati. AWS supporta SAP B1 con VM EC2 dedicate. Vincolo principale: il dimensionamento corretto della VM database.
5. Cosa è FinOps?
FinOps è la disciplina di governo economico del cloud, formalizzata dalla FinOps Foundation. Per la PMI: dashboard costi mensile, alert su anomalie, tagging rigoroso, review trimestrale. Senza FinOps la fattura cresce in modo incontrollato.
6. Quanto durano i tempi di migrazione?
Per PMI 50-300 dipendenti un progetto end-to-end dura 4-7 mesi. Sola posta (Exchange → M365): 4-8 settimane. Gestionali: 2-4 mesi a applicazione. File server → SharePoint/OneDrive: 6-10 settimane formazione inclusa.
7. Cosa rimane on-premise dopo la migrazione?
Tipicamente: autenticazione locale (domain controller, replicato in Azure AD), stampanti e dispositivi industriali, backup secondario per la regola 3-2-1, linee produttive con SCADA in rete OT. Regola pratica: in cloud i workload, on-premise i sensori.
Conclusione: il 2021 è il momento giusto per scegliere
Il cloud pubblico nel 2021 non è più un esperimento. AWS, Azure e — con i suoi tempi — Google Cloud hanno raggiunto un livello di maturità, di presenza geografica europea e di ricchezza di catalogo che rende la scelta «tutto in casa» difficile da giustificare oltre il refresh attuale. Per la PMI italiana il messaggio del 2021 è chiaro: non si tratta più di se ma di quando e come. Chi rinvia rischia di trovarsi tra due anni con un CED da rifare e nessuna competenza interna su un mondo che intanto sarà diventato il default del mercato.
La buona notizia è che oggi esistono provider italiani affidabili (Aruba, Seeweb, IrideOS), regioni cloud italiane dei big globali, framework standard (6R, Well-Architected Framework, Cloud Adoption Framework), e una community FinOps che condivide best practice. Il momento giusto per partire è ora: assessment a ottobre, design a novembre, pilot a dicembre, migration nel primo trimestre 2022. Sei mesi e il tuo CED diventa storia.
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