Il 2021 sta segnando una fase di ri-progettazione operativa per le PMI italiane. Dopo il lockdown e con le supply chain ancora sotto pressione, costi energetici in salita e marginalità che si assottiglia, gli operations director e i plant manager si ritrovano davanti a una domanda ricorrente: come spremere efficienza senza nuovi investimenti capex? La risposta che molti stanno riscoprendo non è nuova, è anzi vecchia di cinquant’anni. Si chiama Lean Six Sigma, è la combinazione di due metodologie che Toyota, Motorola e GE hanno reso famose, e nel 2021 si sta diffondendo finalmente anche fra le PMI manifatturiere italiane, complice anche la spinta del piano Transizione 4.0.
Il punto non è copiare ciecamente Toyota o General Electric. Il punto è capire che esistono framework strutturati (DMAIC, DMADV, VSM, 5S, kaizen) per attaccare in modo sistematico tre problemi che ogni stabilimento conosce: gli sprechi nascosti, la variabilità che genera difetti, e il costo della non-qualità. Una PMI emiliana da 80 dipendenti che applica un progetto Green Belt ben fatto su una linea CNC può tranquillamente abbattere il 60-70% dei difetti e tagliare il tempo ciclo del 20-25%, con un investimento di formazione che si ripaga in pochi mesi. Questa guida pratica spiega come muoversi nel 2021, quali tool usare, quali certificazioni cercare e dove le PMI italiane sbagliano più spesso.
TL;DR — Lean Six Sigma per PMI nel 2021
- Lean elimina sprechi (8 muda), Six Sigma riduce variabilità (3,4 difetti per milione). Insieme = Lean Six Sigma.
- Framework operativo: DMAIC (Define, Measure, Analyze, Improve, Control) per processi esistenti, DMADV per nuovi prodotti.
- Belt levels: White (awareness), Yellow (team member), Green Belt (project leader part-time), Black Belt (full-time expert), Master Black Belt (mentor/strategist).
- Tool 2021 standard: Minitab v20, JMP di SAS, Lucidchart o iGrafx per VSM, Bizagi per BPMN.
- Certificazioni riconosciute in Italia: ASQ, IASSC, AICQ e AICQ-SICEV.
- Per una PMI realistica: 6 mesi roadmap, 2-3 Green Belt formati, ROI tipico 8-15x sul costo formazione.
Cosa è Lean: dal Toyota Production System a Womack-Jones
La Lean nasce in Toyota nel dopoguerra. È figlia di un ingegnere giapponese, Taiichi Ohno, che insieme a Eiji Toyoda dovette inventare un modo per produrre automobili in un Paese senza capitali, senza grandi volumi e senza il lusso degli stock di Henry Ford. Il Toyota Production System (TPS) emerse fra gli anni ’50 e ’70 come risposta a quel vincolo: produrre solo ciò che serve, quando serve, nelle quantità che servono. Pull, non push. Just-in-time, non just-in-case.
La parola “Lean” arriva però dall’Occidente. Nel 1990 James Womack, Daniel Jones e Daniel Roos pubblicano “The Machine That Changed the World”, lo studio del MIT che racconta come Toyota stesse battendo i costruttori americani con metà delle ore di manodopera e un terzo dei difetti. Nel 1996 Womack e Jones tornano con “Lean Thinking”, il manuale che codifica i cinque principi Lean — valore, value stream, flow, pull, perfezione — e li rende esportabili fuori dall’automotive. Da lì la Lean entra in sanità, banche, servizi, software (da cui nasceranno Agile e DevOps).
Il cuore della Lean è una domanda semplice: quale parte di questo processo crea valore per il cliente? Tutto il resto (movimentazioni, attese, scorte, controlli, rilavorazioni) è muda, spreco, da ridurre o eliminare. Non è “fare di più con meno”. È “fare solo quello che serve, e farlo bene la prima volta”.
Cosa è Six Sigma: Motorola 1986, GE 1995 e il sogno dei 3,4 DPMO
Il Six Sigma ha origini parallele e quasi contemporanee. Nel 1986 in Motorola, l’ingegnere Bill Smith e Mikel Harry formalizzano un programma di qualità basato sulla statistica per ridurre i difetti dei semiconduttori. Il nome viene dalla sigma greca, la deviazione standard: un processo “six sigma” ha così poca variabilità che produce solo 3,4 difetti per milione di opportunità (DPMO). Motorola dichiara di aver risparmiato 16 miliardi di dollari nei primi dieci anni grazie al programma e nel 1988 vince il Malcolm Baldrige National Quality Award.
La svolta culturale arriva però nel 1995 con Jack Welch in GE. Welch impone Six Sigma a tutta General Electric come “the most important initiative GE has ever undertaken” e lega le promozioni dei manager alle certificazioni Green Belt e Black Belt. GE comunica risparmi per 12 miliardi di dollari in cinque anni. Da quel momento Six Sigma diventa standard nei programmi MBA, nei colossi industriali e (gradualmente) nelle PMI evolute.
Tecnicamente Six Sigma è statistica applicata: si misura il processo, si calcolano la media e la deviazione standard, si individuano le cause di variazione (cause comuni vs cause speciali), si interviene con metodi statistici (DOE, ANOVA, regressione, control chart) per portare il processo dentro specifica con il minimo scarto. Non è “fare meno errori”: è “rendere il processo prevedibile”.
Differenze e complementarità: perché Lean Six Sigma
Lean e Six Sigma puntano allo stesso obiettivo (ridurre il costo della non-qualità) ma da angolazioni diverse. La Lean attacca lo spreco: tempo morto, scorte gonfie, percorsi inutili. Il Six Sigma attacca la variabilità: difetti, scarti, rilavorazioni. Sono complementari. Una linea Lean snella ma con processi instabili continua a produrre difetti; un processo Six Sigma capace ma con cinque ore di setup è inefficiente.
La sintesi arriva nel 2002 con Michael George, che pubblica “Lean Six Sigma: Combining Six Sigma Quality with Lean Speed” e formalizza un approccio integrato: prima si usa Lean per stabilizzare il flusso e ridurre il lead time, poi si usa Six Sigma per portare la capacità di processo (Cp/Cpk) a livelli predicibili. Nel 2021 questa visione integrata è ormai standard: nessuno parla più di Lean “pura” o di Six Sigma “puro” se non a fini accademici.
Gli 8 muda: i sprechi che ogni operations director deve riconoscere
Ohno aveva identificato 7 sprechi (muda). La letteratura moderna ne ha aggiunto uno ottavo. Sono il vocabolario di base di qualsiasi diagnosi Lean.
- Trasporto: spostamenti di materiale fra reparti che non aggiungono valore. Tipico in stabilimenti cresciuti per stratificazione.
- Inventario: scorte di materie prime, WIP, prodotto finito oltre il minimo necessario. Maschera problemi e blocca capitale.
- Movimento: movimenti dell’operatore (cercare attrezzi, raggiungere componenti, camminare) che non producono valore.
- Attesa: tempo in cui pezzi o operatori restano fermi in attesa di materiali, ordini, autorizzazioni, macchine.
- Sovrapproduzione: produrre più di quanto richiesto dal cliente nel breve termine. È il muda peggiore, perché genera tutti gli altri.
- Sovra-processo: fare più di quanto il cliente è disposto a pagare. Tolleranze più strette del necessario, ispezioni ridondanti, documentazione eccessiva.
- Difetti: prodotti non conformi che richiedono rilavorazione o scarto. Costo diretto + costo di immagine.
- Talento inutilizzato (l’ottavo, aggiunto dopo): competenze, idee e creatività delle persone non sfruttate per migliorare il processo.
Un mnemonico anglosassone diffuso: TIMWOODS (Transport, Inventory, Motion, Waiting, Overproduction, Overprocessing, Defects, Skills). Funziona bene anche in italiano come check-list di gemba walk: percorri il reparto e domandati, per ogni stazione, quale di questi otto sprechi è presente.
I cinque principi Lean (Womack-Jones)
I cinque principi codificati in “Lean Thinking” sono la spina dorsale di qualsiasi progetto Lean. Vanno applicati in sequenza.
- Valore: definisci cosa è valore dal punto di vista del cliente finale. Tutto ciò che non lo aumenta è candidato a essere eliminato.
- Value stream: mappa il flusso completo (materiali e informazioni) che porta dal fornitore al cliente. Lo strumento principe è la Value Stream Map (VSM).
- Flow: fai scorrere il valore senza interruzioni. Elimina code, batch, attese, riconfigurazioni.
- Pull: il cliente “tira” la produzione. Si produce solo a fronte di una domanda reale, non per riempire magazzini.
- Perfezione: il miglioramento è continuo (kaizen). Non c’è un “end state”: ogni ciclo riduce un altro pezzo di spreco.
Belt levels: chi fa cosa in un programma Lean Six Sigma
La struttura a “cinture” è ereditata dalle arti marziali ed è una delle convenzioni più diffuse. Conoscere i livelli serve sia a pianificare la formazione interna sia a leggere correttamente un CV.
- White Belt: awareness di base. 4-8 ore di formazione. Sa cosa è Lean Six Sigma, conosce il vocabolario, supporta i progetti senza guidarli.
- Yellow Belt: team member. 20-30 ore. Partecipa attivamente ai progetti come membro del team, gestisce micro-progetti locali (5S, kaizen rapidi).
- Green Belt: project leader part-time. 60-100 ore + un progetto reale. Guida progetti DMAIC di portata media (3-6 mesi) dedicando circa il 25% del proprio tempo. È il livello più sfruttato dalle PMI.
- Black Belt: expert full-time. 150-200 ore di formazione + progetti certificati. Lavora a tempo pieno su progetti di alto impatto, fa coaching ai Green Belt, gestisce DOE complessi.
- Master Black Belt: stratega e mentore. 5+ anni di esperienza, capacità di insegnare ai Black Belt, allinea il programma con la strategia aziendale. In una PMI sotto i 200 dipendenti spesso non esiste internamente: si usa un consulente.
Per una PMI italiana realistica: 1 sponsor a livello CEO/COO, 2-3 Green Belt distribuiti su produzione e qualità, 5-10 Yellow Belt nei reparti chiave. Il Black Belt arriva quando l’azienda supera i 200-300 dipendenti o ha progetti permanenti di miglioramento.
DMAIC: il framework operativo dei progetti Lean Six Sigma
Il DMAIC è il framework dei progetti su processi esistenti. Cinque fasi, sequenza obbligatoria, gate di approvazione fra una e l’altra.
- Define: definisci il problema, il perimetro, il cliente, il team, gli obiettivi. Deliverable: project charter, SIPOC, voice of the customer.
- Measure: misura lo stato attuale del processo. Deliverable: data collection plan, process map dettagliata, capability baseline (Cp, Cpk, sigma level, DPMO).
- Analyze: analizza le cause radice della variazione o degli sprechi. Deliverable: Ishikawa (causa-effetto), 5 Why, Pareto, ipotesi statistiche testate.
- Improve: progetta e implementa le soluzioni. Deliverable: DOE (Design of Experiments) se serve, pilot test, piano di rollout.
- Control: blocca i risultati nel tempo. Deliverable: control plan, SPC charts, procedure operative aggiornate, training del personale.
La fase più sottovalutata è il Control. Molti progetti DMAIC mostrano grandi risultati a 3 mesi e poi regrediscono perché manca la disciplina di monitoraggio continuo. È qui che si distinguono i Green Belt veri dai principianti.
DMADV: quando si progettano nuovi prodotti o processi
Il DMADV (anche detto Design for Six Sigma, DFSS) si usa quando il processo da migliorare non esiste ancora o è talmente disfunzionale da dover essere riprogettato da zero. Le fasi sono Define, Measure, Analyze, Design, Verify.
Nelle PMI italiane il DMADV è ancora poco diffuso, ma trova applicazione tipica in due scenari: l’avvio di una nuova linea produttiva (es. introduzione di un nuovo modello automotive o un nuovo prodotto food) e la digitalizzazione di un processo (es. progettazione di un workflow di acquisti completamente online). L’idea è che progettare bene “dal foglio bianco” costa molto meno che correggere dopo. Una stima classica: 1€ in fase di design vale 10€ in produzione e 100€ dopo il lancio.
Tool 2021: quale software per quale fase
Lo stack di strumenti Lean Six Sigma nel 2021 è abbastanza stabilizzato. Non servono decine di software: ne bastano 3-4, ben usati.
- Minitab v20 (uscito ad aprile 2021): è il riferimento per l’analisi statistica nei programmi Six Sigma. Funzioni native per capability analysis, control chart, DOE, gauge R&R. Licenza commerciale, circa 1.500€ l’anno per utente.
- JMP (di SAS): alternativa premium a Minitab, molto forte sui DOE e sulla visualizzazione interattiva. Diffuso in pharma e automotive.
- Excel: per il 60% dei progetti Green Belt in PMI è sufficiente. Pareto, istogrammi, control chart base, regressione lineare si fanno tranquillamente con i componenti aggiuntivi nativi o con QI Macros.
- Lucidchart: il più rapido per disegnare VSM, SIPOC, swimlane, process map. Collaborativo, basato su browser.
- iGrafx: alternativa enterprise più ricca, supporta simulazione discrete-event dei processi.
- Bizagi Modeler: standard BPMN 2.0, gratuito per la modellazione, ottimo per documentare i processi nei sistemi qualità ISO 9001:2015.
- Microsoft Visio: il classico, ancora molto presente nei flussi documentali aziendali.
Per una PMI che parte da zero, una combinazione realistica è: Excel + Lucidchart per le prime fasi (Yellow/Green Belt), Minitab introdotto al primo progetto Black Belt o quando la complessità statistica supera ANOVA a una via.
Certificazioni 2021: ASQ, IASSC e gli enti italiani
Nel 2021 il panorama delle certificazioni è frammentato ma riconoscibile. Esistono due grandi famiglie, una americana e una italiana.
- ASQ (American Society for Quality): è la più antica e prestigiosa. Offre certificazioni CSSGB (Green Belt), CSSBB (Black Belt), CSSMBB (Master Black Belt). Richiede esperienza documentata (3 anni per il GB, 3-4 anni più due progetti certificati per il BB). Esame in inglese.
- IASSC (International Association for Six Sigma Certification): più recente, focalizzata solo sull’esame teorico (no project requirement). Più rapida e accessibile, riconosciuta a livello globale.
- AICQ (Associazione Italiana Cultura Qualità): è l’ente storico italiano della qualità, con federazioni regionali (AICQ Centronord, AICQ Triveneta, etc.). Offre percorsi formativi e certificazioni in italiano.
- AICQ-SICEV: organismo di certificazione del personale accreditato Accredia. Le sue certificazioni Lean Six Sigma sono particolarmente apprezzate nelle gare e nei capitolati pubblici italiani.
Per il mercato italiano vale la pena combinare: una certificazione internazionale (ASQ o IASSC) per il riconoscimento globale + una certificazione AICQ-SICEV per il riconoscimento formale italiano.

Applicazione PMI italiane: manifatturiero, servizi, sanità
Tre settori in cui Lean Six Sigma sta dando risultati misurabili nelle PMI italiane nel 2021.
Manifatturiero meccanico. Una PMI di componentistica auto (50-200 dipendenti) tipicamente parte da un progetto Green Belt su una linea CNC: riduzione setup con SMED, capability analysis sui pezzi critici, control chart sulle quote dimensionali. ROI tipico in 6-9 mesi: 15-25% di riduzione scarti, 10-20% di aumento OEE.
Servizi back-office. Studi professionali, società di consulenza, assicurazioni regionali. Qui il target è il lead time di pratica (dall’apertura alla chiusura). Si mappa il processo, si individuano colli di bottiglia (attese fra attori, rework dovuto a documentazione mancante), si rimuovono. Risultati tipici: -30/-50% sul lead time medio, miglioramento del Net Promoter Score.
Sanità. Ospedali e cliniche private italiane stanno scoprendo Lean Six Sigma soprattutto su accettazione, percorsi di degenza, sala operatoria (case di Toscana e Veneto sono ben documentati dal 2010 in poi). Il vocabolario è leggermente diverso (si parla di Lean Healthcare) ma i framework sono gli stessi.
Industria 4.0 e Lean: la nuova frontiera del digital twin
Il piano italiano Transizione 4.0 nel 2021 conferma i crediti d’imposta per beni strumentali 4.0, formazione 4.0, ricerca e sviluppo. Per le PMI manifatturiere è il momento giusto per combinare Lean e Industria 4.0: i sensori IoT alimentano in tempo reale i control chart Six Sigma, i sistemi MES forniscono i dati per la VSM automatica, i digital twin (Siemens Tecnomatix, GE Digital, Dassault Delmia) permettono di simulare cambiamenti di layout o di scheduling prima di toccare l’impianto fisico.
Attenzione però all’errore tipico: comprare sensori e software senza prima aver mappato il processo. Digitalizzare uno spreco lo rende più visibile, non lo elimina. La sequenza giusta è: prima Lean (semplifica il flusso), poi Six Sigma (stabilizza), poi 4.0 (digitalizza ciò che resta). Non il contrario.
Errori comuni che le PMI italiane commettono
Cinque errori ricorrenti, frutto dell’osservazione di progetti reali nel 2020-2021.
- Trattare Lean come “tagliare costi”. La Lean non taglia costi: taglia sprechi. Tagliare la formazione del personale o la manutenzione non è Lean, è risparmio miope. Lean è “fare la stessa cosa con meno spreco”, non “fare meno”.
- Six Sigma overcomplicated. Inseguire DOE multi-fattoriale per problemi che si risolvono con un Pareto + un 5 Why. La statistica è un mezzo, non un fine. Il 70% dei progetti Green Belt in PMI si chiude con strumenti base.
- Nessun commitment del top management. Senza uno sponsor a livello CEO o COO che dedica tempo settimanale al programma, i progetti muoiono dopo 6 mesi. Il commitment va comunicato pubblicamente, non lasciato sottinteso.
- Saltare la fase Control. Il progetto sembra finito quando i risultati si vedono. In realtà finisce quando il processo è stabile a 12 mesi. Senza control plan, SPC e audit periodici, la regressione è quasi inevitabile.
- Formare uno solo. Mandare a corso un singolo Green Belt e aspettarsi che cambi l’azienda è illusorio. La massa critica minima è 2-3 Green Belt + 5-10 Yellow Belt distribuiti sui reparti.

Caso reale: PMI emiliana meccanica, progetto Green Belt su linea CNC
Per concretizzare, ecco un caso anonimizzato ma reale di una PMI emiliana del comparto meccanico (circa 80 dipendenti, fornitore di componenti per macchine agricole). Il progetto è stato chiuso a metà 2021.
Problema iniziale. La linea CNC produceva un componente strutturale con un tasso di difetti dichiarato del 4,8% (in realtà più alto se si contava il rework non tracciato). Tempo ciclo medio 27 minuti per pezzo, con elevata varianza fra operatori e turni. Costo della non-qualità stimato in 90.000€ l’anno.
Define. Project charter firmato dal Direttore Operations. Obiettivo: ridurre i difetti del 50% e il tempo ciclo del 15% in 5 mesi. Team: 1 Green Belt (responsabile produzione), 2 operatori senior, 1 tecnico qualità.
Measure. Raccolta dati per 4 settimane su tutti i pezzi prodotti: difettosità reale al 5,6%, Cpk = 0,72 (processo non capace). Tempo ciclo distribuito fra 22 e 38 minuti, dipendenza forte dal turno.
Analyze. Ishikawa con il team: cause identificate in setup non standardizzato (parametri leggermente diversi fra operatori), usura di un utensile non monitorata, illuminazione insufficiente nella stazione di controllo intermedio. Pareto: il 70% dei difetti veniva da un singolo modo di guasto (errato posizionamento del grezzo).
Improve. Tre interventi: (1) standard work scritto per il setup con poka-yoke fisico contro il posizionamento errato del grezzo, (2) monitoraggio utensile con contapezzi e sostituzione preventiva ogni N cicli, (3) ridisegno postazione controllo con illuminazione adeguata e mascherina di confronto.
Control. Control chart X-bar/R sul tempo ciclo aggiornato giornalmente, p-chart sui difetti settimanale, audit qualità mensile per i primi 6 mesi.
Risultati a 4 mesi dal lancio: difetti scesi al 1,8% (-68% rispetto al baseline), tempo ciclo medio a 21 minuti (-22%), Cpk a 1,38 (processo capace). Risparmio annuo stimato 145.000€ contro un costo progetto (formazione + ore interne) di 18.000€.
Roadmap di implementazione: 6 mesi step-by-step
Mese 1: foundation e formazione iniziale
Il CEO o il COO definisce sponsor e perimetro del programma. Si individuano 2-3 figure interne da formare come Green Belt (tipicamente: responsabile produzione, qualità, supply chain). Si avvia un corso White Belt di 4-8 ore per tutti i quadri. Si selezionano 2 progetti pilota di portata media (non i più critici, non i più banali).
Mese 2-3: formazione Green Belt e Define + Measure
I futuri Green Belt seguono il corso (interno o esterno: AICQ, ASQ partner italiani, scuole specialistiche). In parallelo iniziano il primo progetto: completano le fasi Define (project charter, SIPOC) e Measure (raccolta dati, baseline). Si introduce Minitab o si rimane su Excel, in base alla complessità.
Mese 4: Analyze e prime evidenze
Si entra nella fase Analyze: Ishikawa, Pareto, 5 Why, test statistici sui dati raccolti. Il team identifica le cause radice e le valida con dati. È il momento in cui emergono spesso le sorprese (“non era il fornitore, era il setup”). Tollgate review con lo sponsor a fine fase.
Mese 5: Improve e implementazione
Si progettano e si implementano le contromisure: poka-yoke, standard work, modifiche layout, control plan preliminare. Si fa un pilot test, si misurano i risultati, si aggiusta. Si forma il personale operativo sui nuovi standard.
Mese 6: Control e stabilizzazione
Si attivano i meccanismi di controllo continuo (control chart, audit, KPI). Si formalizzano le procedure aggiornate. Si misurano i risultati finali contro il baseline. Si fa il debrief con il management e si selezionano i progetti successivi. A questo punto l’azienda ha 2 progetti chiusi, 2-3 Green Belt operativi e un programma sostenibile.

FAQ: Lean Six Sigma per PMI italiane
Quanto costa formare un Green Belt nel 2021?
In Italia, un corso Green Belt di 8-10 giornate costa fra 1.800€ e 3.500€ a persona, in base al provider (AICQ, scuole specialistiche, partner ASQ). Il corso completo Black Belt si colloca fra 4.500€ e 7.000€. Vanno aggiunti i costi indiretti delle ore di formazione del dipendente. Il piano Transizione 4.0 e i fondi interprofessionali (Fondimpresa, Fonarcom) possono coprire fino al 70% del costo per le PMI.
La mia PMI ha 60 dipendenti: ha senso partire con Lean Six Sigma o è solo per grandi aziende?
Ha senso, ma con un approccio dimensionato. Non serve un programma “GE-style” con centinaia di Black Belt. Bastano un Green Belt formato bene, 5-10 Yellow Belt nei reparti chiave e uno sponsor forte. Spesso il salto di efficienza è proporzionalmente maggiore nelle PMI, perché si parte da processi meno strutturati.
Devo comprare Minitab subito o posso iniziare con Excel?
Excel è sufficiente per il 60-70% dei progetti Green Belt. Aggiungere QI Macros come componente aggiuntivo costa poco e copre Pareto, control chart, gauge R&R base. Minitab diventa utile quando inizi a fare DOE multi-fattoriale, ANOVA su più variabili o quando vuoi standardizzare il reporting fra più stabilimenti.
ASQ, IASSC o AICQ: quale certificazione scegliere?
Dipende dal mercato. Per una PMI italiana che lavora prevalentemente con clienti italiani (anche grandi: automotive, food, pharma), una AICQ-SICEV è ottima perché è accreditata Accredia. Se l’azienda esporta o lavora con multinazionali, una certificazione ASQ o IASSC è meglio riconosciuta a livello globale. La scelta ideale è combinare le due.
Lean e Six Sigma in fabbrica vanno bene. Ma in ufficio (back-office, vendite) funzionano davvero?
Sì, e spesso danno risultati ancora più rapidi perché gli sprechi sono più evidenti e meno mappati. I framework non cambiano: si fa una VSM del processo amministrativo, si identificano attese, rework e movimenti di documenti, si applica DMAIC. Le banche americane usano Lean Six Sigma su tutti i processi di apertura conti e gestione crediti dagli anni 2000.
Quanto tempo serve per vedere risultati misurabili?
Un progetto Green Belt ben gestito mostra risultati misurabili in 4-6 mesi. La piena maturità del programma (cultura del miglioramento continuo radicata) richiede 18-24 mesi. La prima quick win operativa (5S, riduzione setup base) può arrivare anche in 30 giorni.
Come integro Lean Six Sigma con la mia certificazione ISO 9001:2015?
Sono perfettamente complementari. La ISO 9001:2015 chiede esplicitamente un approccio per processi, gestione del rischio e miglioramento continuo: Lean Six Sigma fornisce gli strumenti operativi per soddisfare questi requisiti. La DMAIC diventa il metodo di gestione delle azioni di miglioramento richieste dal Sistema Qualità.
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