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Design thinking 2021: applicarlo alla PMI italiana

Design thinking 2021: applicarlo alla PMI italiana

Design thinking 2021: applicarlo alla PMI italiana

L’innovation gap italiano è un dato di fatto. Secondo l’European Innovation Scoreboard 2021, l’Italia si colloca tra gli “Moderate Innovators”, al 16esimo posto in Europa, con un indice di innovazione che è il 90% della media UE. Per le PMI, che generano il 67% del PIL e l’80% dell’occupazione secondo ISTAT, la difficoltà a innovare si traduce in margini sotto pressione e quote di mercato erose dai competitor esteri.

Il design thinking è il framework che, dal 2018 in avanti, si è democraticizzato fino ad arrivare anche nelle micro e piccole imprese. Non è più appannaggio di Apple, Airbnb o IDEO: oggi qualunque PMI con un PC, una connessione e qualche ora di formazione può applicarne i principi. La pandemia Covid-19 ha accelerato il processo: i lockdown del 2020 hanno spinto migliaia di team dal post-it fisico al post-it digitale su Miro o Mural, e ora — a novembre 2021, con la GA di FigJam di Figma del 27 ottobre 2021 (dopo la beta di aprile) — l’ecosistema è maturo, accessibile e in larga parte gratuito nei piani entry.

In questa guida vediamo come applicare il design thinking nella PMI italiana: cosa è, le 5 fasi canoniche, il mindset, gli strumenti per ogni fase, il toolkit digitale, gli errori da evitare, un caso reale tessile veneto e una roadmap di adozione in 60 giorni.

TL;DR — Design thinking per PMI italiane in 2021

  • Framework user-centered nato da IDEO (1991) e formalizzato dalla Stanford d.school (2005).
  • 5 fasi: Empathize, Define, Ideate, Prototype, Test. Iterative, non lineari.
  • Mindset chiave: alternanza divergente-convergente, “yes and”, embrace failure, bias for action.
  • Stack 2021 a budget zero: Miro Free, Mural Starter, FigJam (gratis fino a 3 file), Balsamiq Cloud per wireframe.
  • Variante compressa: Design Sprint di Google Ventures (Jake Knapp, “Sprint” 2016), 5 giorni dal problema al test.
  • ROI tipico per PMI: 15-30% di conversion lift sul touchpoint ridisegnato entro 90 giorni.

Cosa è il design thinking

Il design thinking è un approccio strutturato all’innovazione che parte dai bisogni reali degli utenti per arrivare a soluzioni desiderabili, fattibili tecnicamente e sostenibili economicamente. È un framework di problem solving che applica la mentalità del designer a problemi complessi di business, prodotto o servizio.

La paternità moderna si attribuisce a Tim Brown, ex CEO di IDEO, che in Change by Design (HarperBusiness, 2009) lo definì come “l’integrazione tra ciò che è desiderabile da un punto di vista umano, fattibile tecnologicamente e viabile economicamente”. IDEO praticava già questi principi dal 1991, ma è stata la Stanford d.school (fondata nel 2005) a codificarlo nelle 5 fasi che oggi tutti conosciamo. Il Design Thinking Bootleg della d.school e il Field Guide to Human-Centered Design di IDEO.org (2015) sono i due manuali open di riferimento, gratuiti.

Tre punti chiariscono cosa il design thinking NON è: non è solo per startup tech (una PMI manifatturiera può ridisegnare il processo d’ordine, un commercialista l’onboarding cliente); non è lineare (le 5 fasi sono iterative, da Test si torna spesso a Define o Ideate); non è solo workshop ma è un mindset quotidiano applicabile ogni volta che ti chiedi “perché l’utente fa così?”.

Le 5 fasi: Empathize, Define, Ideate, Prototype, Test

Le cinque fasi codificate dalla Stanford d.school sono il backbone metodologico. Vediamole una a una con l’obiettivo, il deliverable e il time-box tipico per una PMI italiana che vuole testare il framework.

  1. Empathize (1-2 settimane). Obiettivo: capire profondamente l’utente, i suoi bisogni, i pain point, il contesto. Strumenti: interviste etnografiche, shadowing, journey mapping. Deliverable: insight raccolti, quote testuali, foto, video.
  2. Define (3-5 giorni). Obiettivo: sintetizzare i dati grezzi in un problem statement chiaro e azionabile. Strumenti: persona, empathy map, “How Might We” (HMW). Deliverable: 1-3 HMW prioritari.
  3. Ideate (1-2 giorni). Obiettivo: generare il maggior numero di idee possibili, poi selezionare. Strumenti: brainstorming structured, Crazy 8s, SCAMPER, mind mapping. Deliverable: backlog di 30-100 idee, top 3-5 selezionate.
  4. Prototype (3-7 giorni). Obiettivo: rendere tangibile l’idea con il minimo investimento. Strumenti: paper prototype, low-fidelity mockup in Figma o Balsamiq, service blueprint. Deliverable: prototipo testabile.
  5. Test (3-5 giorni). Obiettivo: validare con utenti reali, raccogliere feedback, iterare. Strumenti: usability test, 5-second test, A/B test. Deliverable: lista di insight + decisioni go/iterate/kill.

Una nota cruciale: il framework non impone tempi rigidi. Una PMI può applicarlo in 5 giorni (vedi Design Sprint di Google Ventures) o in 6 settimane se il problema è strutturale. Il tempo dipende dalla complessità, non dalla “purezza metodologica”.

Il mindset: divergente vs convergente, “yes and”, embrace failure

La parte più sottovalutata del design thinking è il mindset. Senza il giusto atteggiamento, le tecniche diventano teatro. Cinque pilastri culturali da interiorizzare.

Alternanza divergente-convergente: si aprono campi (molte idee, molti utenti, varianti) e poi si chiude (sintesi, priorità, decisione). L’errore tipico nelle PMI è saltare la fase divergente partendo già con la soluzione in testa; il risultato è reinventare quello che si era pensato il primo giorno.

“Yes and” invece di “yes but”: tecnica dall’improvvisazione teatrale, durante le fasi divergenti ogni idea altrui si costruisce sopra. Embrace failure: il prototipo deve essere economico abbastanza da buttarsi senza rimpianti. Tim Brown dice “fail early to succeed sooner”. Bias for action: ogni workshop deve produrre un artefatto tangibile entro la giornata, niente “ci pensiamo”. User-centered, non opinion-centered: la decisione finale si basa sui dati raccolti dagli utenti, non sul gusto del CEO. È il punto più difficile in molte PMI italiane, dove la cultura della “voce del padrone” è radicata.

Strumenti per Empathize: interviste etnografiche, shadowing, journey mapping

UX researcher conduce intervista etnografica con utente prendendo appunti

La fase Empathize è il cuore del design thinking. Tre strumenti pratici e a costo (quasi) zero per una PMI.

Intervista etnografica: conversazione semi-strutturata di 45-60 minuti con un utente reale nel suo contesto naturale. Si parte da domande aperte (“Raccontami l’ultima volta che hai…”) e si segue il filo. L’IDEO Field Guide suggerisce la regola del “5 perché”: per ogni risposta significativa chiedi “perché” cinque volte per arrivare al bisogno latente. Budget: 30-50 € a intervistato via UserTesting.com o User Interviews; zero se sono già clienti.

Shadowing: osservi l’utente mentre svolge il task senza intervenire. Funziona meglio dell’intervista per cogliere comportamenti inconsci. Per una PMI B2B è oro: mezza giornata in un cliente rivela ciò che nessuna survey raccoglie.

Journey mapping: mappi visivamente tutti i touchpoint del cliente con il brand, dal pre-acquisto al post-vendita, annotando emozioni, frustrazioni e momenti di delight. Per approfondire la tecnica, abbiamo dedicato una guida operativa al customer journey mapping per PMI B2B e B2C. Strumenti: Miro e Mural hanno template pronti.

Regola pratica: minimo 5-7 interviste o sessioni di shadowing. Lo dice anche Jakob Nielsen del Nielsen Norman Group: dopo 5 utenti hai già scoperto l’85% dei problemi di usabilità.

Strumenti per Define: persona, problem statement, “How Might We”

La fase Define trasforma il caos di insight in un problema chiaro e attaccabile. Tre strumenti collaudati.

Persona: rappresentazione semi-fittizia del tuo utente tipo basata sui dati raccolti. Non è un avatar marketing per la newsletter, è uno strumento di decisione. Contiene nome, foto, ruolo, obiettivi, frustrazioni, contesto d’uso, citazione iconica. Una PMI dovrebbe avere 2-4 persona principali, non 15. Regola di Alan Cooper (About Face, 1995): “design for one, extend to many”.

Problem statement: frase di 1-2 righe che cattura chi è l’utente, il bisogno, l’insight. Format: “[Persona] ha bisogno di [bisogno] perché [insight]”. Es. “Marco, responsabile acquisti, ha bisogno di confrontare le offerte di 4 fornitori in meno tempo perché 45 minuti attuali gli fanno perdere finestre commerciali”.

“How Might We” (HMW): sviluppato da Procter & Gamble negli anni ’70 e portato nel mainstream da IDEO, riformula il problem statement in una domanda generativa. Da “Marco ci mette 45 minuti a confrontare 4 offerte” a “Come potremmo aiutare Marco a confrontare 4 offerte in meno di 10 minuti?”. Né troppo ampio (“Come miglioriamo gli acquisti?”) né troppo stretto, né soluzione mascherata. Da un buon problem statement si generano 3-5 HMW; si vota e si tiene il top 1-2 per Ideate.

Strumenti per Ideate: brainstorming structured, Crazy 8s, SCAMPER, mind mapping

La fase Ideate è la più visibile (post-it, lavagne, energia) ma la più mal interpretata. “Facciamo un brainstorming” senza struttura produce 10 idee sempre uguali. Quattro tecniche che funzionano.

Brainstorming structured: sette regole della Stanford d.school — differire il giudizio, incoraggiare idee folli, costruire sulle idee altrui, restare in tema, una conversazione alla volta, essere visivi, andare per quantità. Time-box 20-30 minuti per HMW, facilitatore obbligatorio.

Crazy 8s: tecnica resa famosa da Jake Knapp in Sprint (Simon & Schuster, 2016). Ogni partecipante prende un foglio A4, lo piega in 8 riquadri, e ha 8 minuti totali (1 al riquadro) per disegnare 8 varianti della stessa soluzione. Forza quantità, abbatte perfezione.

SCAMPER: acronimo coniato da Bob Eberle nel 1971 — Substitute, Combine, Adapt, Modify/Magnify, Put to other use, Eliminate, Reverse. Applichi ciascun verbo al tuo prodotto/processo. Es. “Substitute” → “E se sostituissimo il PDF con un configuratore web?”. Ottimo per innovazione incrementale.

Mind mapping: Tony Buzan (The Mind Map Book, 1995). Parti dal nodo centrale (l’HMW) ed espandi in branche associative. Tool: XMind, MindMeister free, Miro ha template dedicato.

Regola d’oro: in 60-90 minuti di Ideate ben strutturato un team di 5-6 persone genera 40-80 idee; la selezione con dot voting e matrice “now/wow/how” porta a 3-5 idee da prototipare.

Strumenti per Prototype: paper prototype, low-fidelity mockup, service blueprint

Designer disegna paper prototype con wireframe a mano libera

La fase Prototype ha una regola sacra: “un prototipo deve essere fatto male”. Più è grezzo, più è facile modificarlo; più è bello, più i tester avranno paura di criticarlo. Tre livelli.

Paper prototype: carta, penna, forbici. Disegni le schermate su A4, li metti in sequenza, fai “navigare” l’utente toccando i bottoni cartacei. Sembra ridicolo ma lo usano ancora i team di prodotto di Google e Apple per le primissime iterazioni. Costo zero, velocità massima, zero attaccamento emotivo.

Low-fidelity mockup digitale: wireframe in bianco e nero. Tre tool dominanti nel 2021: Balsamiq Cloud (9 $/mese, estetica volutamente “sketchy”), Figma Free (3 file, editor illimitati, standard de facto dal 2020), Adobe XD Starter (gratis, integrazione Creative Cloud). Per team con designer senior restano popolari Sketch (solo Mac, 99 $/anno) e InVision Studio + Boards. Marvel App è l’alternativa low-cost per prototipi cliccabili.

Service blueprint: Lynn Shostack lo introdusse in HBR nel 1984, oggi è codificato dal Nielsen Norman Group. Estende il journey map mostrando per ogni touchpoint utente anche i processi backstage (sistemi, persone, dati). Template gratuiti su Miro, Mural, Lucidspark. Indispensabile per servizi complessi B2B.

Regola: ogni round di prototyping dovrebbe durare 2-5 giorni. Se ci metti tre settimane, stai sbagliando livello di fedeltà.

Strumenti per Test: usability test, 5-second test, A/B test

Sessione di usability test con utente al laptop osservato da researcher

La fase Test è il momento della verità. Tre tecniche complementari.

Usability test moderato: 5-8 utenti reali, sessione 45-60 minuti, task scripted, think-aloud protocol (l’utente verbalizza ad alta voce). Strumenti 2021 per remote testing: Lookback, Maze, UserTesting. Costo: 0-300 € a sessione via piattaforme, zero se sono clienti tuoi.

5-second test: mostri uno screenshot per 5 secondi, poi chiedi “Cosa hai visto? Qual era il messaggio principale?”. Validi se la value proposition è chiara a colpo d’occhio. Tool: UsabilityHub (free tier), Maze.

A/B test: validazione quantitativa su versioni live. Due varianti (A=controllo, B=trattamento), split 50/50, metrica primaria definita prima. Tool 2021: Google Optimize (gratis fino a 5 esperimenti), Optimizely, VWO. Serve volume: sotto 1000 utenti/variante in 2 settimane non c’è significatività statistica.

Errore frequente da evitare: non testare con stakeholder interni o colleghi. Sono biased, conoscono il prodotto, vogliono che funzioni. Test sempre con utenti che corrispondono alla persona target.

Design sprint: 5 giorni per validare un’idea

Il Design Sprint è la versione “tascabile” del design thinking, sviluppata da Jake Knapp in Google Ventures tra il 2010 e il 2016 e documentata in Sprint: How to Solve Big Problems and Test New Ideas in Just Five Days (Simon & Schuster, 2016). Standard de facto per startup e PMI che vogliono validare un’idea senza spendere mesi.

Struttura: Lunedì-Understand (mapping problema, esperti interni), Martedì-Sketch (lightning demos, Crazy 8s, soluzione dettagliata), Mercoledì-Decide (heat map dot voting, storyboard), Giovedì-Prototype (prototipo realistico in Figma o Keynote), Venerdì-Test (5 interviste utente, sintesi pomeriggio).

La forza dello Sprint è la decisione: a fine venerdì sai se l’idea funziona, va iterata o uccisa. Cinque giorni-uomo per 6-7 persone (35-40 persona-giorni) per evitare di buttare 6 mesi di sviluppo. Il libro è la guida step-by-step; il sito thesprintbook.com ha checklist e template scaricabili.

Toolkit 2021: Miro, Mural, FigJam, Stormboard

L’ecosistema di whiteboard collaborative è esploso tra 2020 e 2021, spinto dal remote working pandemico. La mappa aggiornata a novembre 2021 per fare design thinking digitale in PMI.

Tool Categoria Piano free Piano paid Punto di forza
Miro Whiteboard collaborativa 3 board editable ~10 €/utente/mese Template più ricco del mercato, integrations Jira/Slack/Teams
Mural Whiteboard + facilitation 3 mural, no template premium ~12 €/utente/mese Facilitator superpower (timer, voting, lock), facilitator certification
FigJam Whiteboard nativa in Figma 3 file gratis (GA 27 ott 2021) ~5 €/editor/mese Integrazione perfetta con Figma per passare da whiteboard a wireframe
Lucidspark Whiteboard (Lucid Software) 3 board, oggetti illimitati ~8 €/utente/mese Lanciato 2020, integrazione con Lucidchart per diagrammi
Stormboard Sticky notes & brainstorm 5 utenti, 5 storm ~10 €/utente/mese Reportistica automatica post-sessione, esportazione PDF/Word
Stickies (Apple) Sticky notes locali macOS Incluso macOS Versione offline veloce per sketching individuale

Per prototipazione: Figma, Adobe XD, Sketch, InVision Studio, Balsamiq. Per remote testing: Lookback, Maze, UserTesting, Marvel App. Per gestione task tra fasi: Notion (con i template di design thinking) è popolarissimo nel 2021. Stack consigliato per PMI al primo progetto: Miro Free + Figma Free + Maze Starter. Costo: 0-30 €/mese.

Errori comuni: Empathize saltato, Ideate interno, Test con stakeholder

Sei errori ricorrenti che osserviamo nelle PMI italiane al primo ciclo, da evitare.

  1. Saltare Empathize: “conosciamo già i clienti, partiamo da Ideate”. È l’errore numero uno. Le assunzioni accumulate sono spesso obsolete; senza dati freschi, prototipi una soluzione al problema sbagliato. Regola: minimo 5 contatti diretti con utenti reali nelle prime 2 settimane.
  2. Ideate solo internamente: il brainstorming con i soli colleghi marketing produce idee “marketing-flavored”. Ideate cross-funzionale (vendite + tecnici + customer care + 1 cliente come guest) moltiplica le prospettive.
  3. Test con stakeholder, non con utenti: far provare il prototipo al CEO o ai dipendenti non è un test. Loro sono biased. Test sempre con utenti che corrispondono alla persona target.
  4. Confondere prototipo con MVP: il prototipo è disposable, l’MVP è il primo prodotto in produzione. Eric Ries in The Lean Startup (Crown Business, 2011) lo chiarisce: l’MVP arriva DOPO aver validato l’idea con prototipi.
  5. Time-box infinito: “ci diamo 3 mesi”. Sbagliato. Senza scadenza il framework si dilata. Time-box rigido (Sprint 5 giorni, ciclo completo 6-8 settimane) costringe a decidere.
  6. Risultati non documentati: workshop fantastici, post-it colorati, ma il giorno dopo nessuno ricorda nulla. Ogni sessione deve produrre un artefatto digitale archiviato (export PDF da Miro, sintesi Notion, video test). Senza memoria, niente cumulo di conoscenza.

Caso reale: PMI tessile veneta, +28% conversion sul catalogo

PMI tessile di Vicenza, 40 dipendenti, fatturato circa 7 M€, B2B verso buyer retail italiani ed europei. Problema: il catalogo prodotti online (PDF da 80 pagine) veniva scaricato ma raramente convertiva in richiesta di campionario. Conversion rate scarica-catalogo → richiesta-campionario: 4,3%. Bounce rate pagina catalogo: 68%. Il management voleva “rifare il sito”, investimento ipotizzato 25.000 €.

Approccio scelto: ciclo di design thinking di 6 settimane con facilitator esterno e team interno cross-funzionale.

  • Empathize (sett. 1-2): 8 interviste a buyer italiani e tedeschi, shadowing remoto via Teams, journey mapping. Insight: i buyer non leggono il catalogo per intero, cercano filtri (composizione, peso m², stagionalità, colori PANTONE) che il PDF non permette.
  • Define (sett. 3): persona “Sabrina, buyer outerwear”; HMW vincente: “Come aiutare Sabrina a trovare in meno di 3 minuti i 5 tessuti che matchano la sua collezione AW22?”.
  • Ideate (1 giornata): workshop su Miro, 62 idee generate. Top 3: configuratore con filtri tecnici, library con preview 3D, moodboard condivisibile.
  • Prototype (sett. 4-5): wireframe in Figma del configuratore, paper prototype del flusso moodboard. Costo 0 € (lavoro interno).
  • Test (sett. 6): 6 test moderati Zoom con buyer reali; 5 su 6 hanno completato il task “trova 5 tessuti” in meno di 4 minuti. Feedback critico: export PDF resta utile per i clienti più tradizionali.

Decisione: implementare il configuratore con filtri come MVP, mantenere export PDF come funzione secondaria. Sviluppo in 3 mesi (budget 14.000 €, non 25.000 €). Risultato a 6 mesi dal go-live: conversion rate passata da 4,3% a 5,5% (+28%), tempo medio pagina prodotti da 1’12” a 3’47”, bounce rate sceso al 41%. ROI positivo entro il primo anno solo sul lift commerciale italiano.

Lezione: il design thinking non ha rifatto il sito, ha capito DOVE intervenire. L’investimento sbagliato (rifacimento completo) sarebbe stato giustificato dal sentiment del CEO, non dai bisogni dei buyer.

Roadmap di adozione in 60 giorni

Per una PMI che parte da zero, una roadmap realistica in 60 giorni dal “ne ho sentito parlare” al “lo applichiamo strutturalmente”. Cinque step.

Come introdurre il design thinking in una PMI italiana in 60 giorni

Settimane 1-2 — Formazione e selezione del primo progetto

Forma 4-6 persone chiave (CEO, marketing, prodotto, customer care, IT) con lettura di Sprint di Knapp e di Change by Design di Tim Brown. In parallelo, identifica UN problema concreto e contenuto (un touchpoint, un processo) che fa da progetto pilota.

Settimane 3-4 — Empathize + Define sul progetto pilota

5-8 interviste etnografiche con utenti reali (clienti, prospect, ex-clienti), shadowing dove possibile. Sintesi in journey map condiviso su Miro. Definizione di persona, problem statement e 2-3 HMW prioritari.

Settimana 5 — Design Sprint 5 giorni

Una settimana intensiva con il metodo Jake Knapp: Understand-Sketch-Decide-Prototype-Test. Output: un prototipo testato con 5 utenti reali. Facilitatore esterno consigliato al primo Sprint (1.500-3.000 € per la facilitazione).

Settimane 6-7 — Iterazione e validazione

Sulla base del feedback dei 5 utenti dello Sprint, raffina il prototipo, fai un secondo round di test con 5 nuovi utenti. Decisione finale: go (sviluppa MVP), iterate (terzo round) o kill (chiudi il progetto, hai risparmiato mesi).

Settimana 8 — Retrospettiva e seconda iterazione

Workshop di retrospettiva: cosa ha funzionato, cosa cambieresti, quale problema scegliamo come secondo progetto. A questo punto, una PMI ha le competenze base per gestire i cicli successivi senza facilitatore esterno.

Investimento medio: 2.000-4.000 € di facilitazione esterna (solo al primo ciclo), 0-50 € di tool digitali, 30-40 persona-giorni interni distribuiti. ROI medio osservato in PMI italiane: tra 3x e 8x sul primo progetto, se applicato a un touchpoint con volumi commerciali significativi.

FAQ — Design thinking per PMI italiane

Quanto costa introdurre il design thinking in una PMI?

Low-budget per natura. Tool digitali 2021: 0-50 €/mese (Miro Free, Figma Free, FigJam free fino a 3 file). Facilitazione esterna al primo Sprint: 1.500-3.000 €. Costo totale primo progetto: 2.000-4.000 € + ore-uomo interne. Investimento minimo rispetto al rischio di sviluppare un prodotto che nessuno vuole.

Serve un designer professionista o lo può fare chiunque?

È esplicitamente “non-designer-friendly”: framework di problem solving, non di estetica. Primo ciclo meglio facilitato da consulente esperto, dal secondo in poi un team interno motivato può autonomizzarsi. I prototipi low-fi non richiedono skill grafici.

Design thinking, Lean Startup e Agile: che differenza c’è?

Sono complementari. Design thinking risponde a “cosa costruire” (problema + soluzione). Lean Startup (Eric Ries, 2011) risponde a “come validare il business model” (build-measure-learn, MVP, pivot). Agile/Scrum risponde a “come costruire” (sprint dev, retrospettive). Una PMI matura li usa in sequenza.

Quanto deve durare un ciclo di design thinking?

Dipende dal problema. Design Sprint di Google Ventures: 5 giorni. Ciclo completo su un touchpoint: 6-8 settimane. Programma trasformativo aziendale: 4-6 mesi. Regola: time-box rigido. Sotto la time pressure il framework decide; senza, divaga.

FigJam, Miro o Mural: quale scegliere?

FigJam (GA 27 ottobre 2021) è naturale se già usate Figma per il design. Miro è il più maturo, template gallery più ricco, integration Jira/Slack/Teams. Mural eccelle nella facilitation (timer, voting, lock). PMI al primo progetto: Miro Free. Team che fa già design in Figma: FigJam.

Quanti utenti servono per validare un prototipo?

Per usability test qualitativo: 5-8 utenti scoprono l’85% dei problemi (regola Nielsen). Per A/B test quantitativo: minimo 1.000 utenti/variante in 2 settimane per significatività statistica. Si combinano: qualitativo per scoprire, quantitativo per misurare.

Si può applicare a un servizio B2B, non solo a prodotti digitali?

Sì, è uno dei contesti dove rende di più. Lou Downe in Good Services (2020) ha sistematizzato il service design come applicazione del design thinking ai servizi B2B. Strumenti: service blueprint, journey map B2B, persona buyer/influencer. Casi tipici PMI: ridisegno onboarding, processo post-vendita, preventivo commerciale.

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