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Come aprire un e-commerce per PMI: guida 2021

Come aprire un e-commerce per PMI: guida 2021

TL;DR — In sintesi: Come aprire e-commerce PMI nel 2021: piattaforme (Shopify, WooCommerce), costi reali, magazzino, pagamenti, IVA OSS e SEO. Guida pratica completa.

Come aprire un e-commerce per PMI: guida 2021

Il 2020 sara’ ricordato come l’anno che ha definitivamente convertito milioni di consumatori italiani allo shopping online. Lockdown, paura del contagio, negozi fisici chiusi a singhiozzo: l’e-commerce italiano e’ cresciuto del 31% sul 2019, raggiungendo per la prima volta i 32 miliardi di euro di valore complessivo (dati Osservatorio E-commerce B2C Politecnico di Milano + Netcomm). E il 2021 e’ partito con la stessa traiettoria: chi pensava si trattasse di un picco temporaneo si sta accorgendo che il “nuovo normale” del retail include il digitale come canale strutturale, non piu’ accessorio.

Per le PMI italiane questo apre un’opportunita’ enorme — ma anche una pressione reale: chi non e’ online rischia di perdere quote di mercato a vantaggio di concorrenti, marketplace e player internazionali. Aprire un e-commerce nel 2021, pero’, non significa “fare un sito”: significa progettare un canale di vendita con le sue logiche di magazzino, spedizioni, pagamenti, fiscalita’ e marketing. Questa guida e’ pensata per imprenditori, retailer e marketing manager di PMI che vogliono partire (o rilanciare) con il piede giusto, evitando errori che possono costare migliaia di euro.

E-commerce in Italia: dati 2020 e prospettive 2021

Prima di buttarsi a capofitto, capiamo i numeri. Il mercato e-commerce B2C italiano ha chiuso il 2020 a circa 32,4 miliardi di euro (+31% sul 2019), trainato da settori che fino a pochi mesi prima erano considerati “non digitalizzabili” come food&grocery (+85%) e arredamento (+34%). Anche moda e beauty, gia’ maturi online, hanno visto crescite a doppia cifra.

Tre dati ulteriori, particolarmente rilevanti per chi vuole partire oggi:

  • 2 milioni di nuovi e-shopper nel 2020: persone che hanno fatto il loro primo acquisto online durante il lockdown e che, secondo i dati Netcomm, mantengono l’abitudine anche dopo la riapertura dei negozi.
  • Mobile commerce al 56% degli acquisti online: oltre meta’ delle transazioni passa da smartphone, con il responsive design che diventa requisito base, non plus.
  • Penetrazione e-commerce sul retail totale ancora bassa: in Italia siamo intorno al 9-10%, contro il 19% del Regno Unito e il 14% della Germania. Spazio di crescita strutturale per i prossimi anni.

Le previsioni per il 2021 (sempre Casaleggio Associati e Polimi) parlano di un’ulteriore crescita del 18-22%, con l’emergere di trend come live commerce, social commerce (Instagram Shopping, Facebook Shop), abbonamenti e D2C (Direct to Consumer). Per approfondire la definizione e l’evoluzione storica del settore consigliamo la voce Commercio elettronico su Wikipedia.

Perche’ aprire un e-commerce nel 2021

Le ragioni per cui una PMI dovrebbe valutare seriamente un proprio canale e-commerce nel 2021 sono molte di piu’ del semplice “vendere online”:

  • Diversificazione del rischio: il 2020 ha mostrato cosa succede quando si dipende solo dal punto vendita fisico. Avere un canale digitale equivale a un’assicurazione sul futuro.
  • Bacino geografico esteso: dal negozio fisico che serve un raggio di 10-50 km al sito che vende su tutta Italia (e potenzialmente in Europa).
  • Dati e CRM: ogni vendita online genera dati strutturati su clienti, prodotti, comportamenti — base per analytics e marketing personalizzato che il negozio fisico non puo’ fornire.
  • Margini potenzialmente superiori: eliminando alcuni passaggi (es. distributore) il D2C permette di alzare i margini, anche assorbendo i costi di logistica e advertising.
  • Brand building: il sito proprietario costruisce identita’ di marca, mentre i marketplace (Amazon, eBay) la diluiscono.
  • Always-on: il negozio online vende 24/7, anche durante festivita’ e notti. Per molti settori il 30% delle vendite avviene fuori dagli orari del retail fisico.

Attenzione pero’ al messaggio: aprire e-commerce non e’ “facile”. Richiede investimenti reali, competenze nuove (o partner che le abbiano) e — soprattutto — costanza. I siti che falliscono nel primo anno sono nella stragrande maggioranza quelli pubblicati e poi “lasciati li'”, senza piano editoriale, senza advertising, senza presidio.

Imprenditore PMI gestisce vendite online dal laptop

B2C, B2B, D2C, marketplace: chiarezza terminologica

Prima di scegliere piattaforma e modello, e’ fondamentale capire quale e-commerce vuoi aprire. I principali modelli sono:

  • B2C (Business to Consumer): vendi al consumatore finale. E’ il modello piu’ diffuso e quello a cui pensa la maggior parte delle persone parlando di e-commerce. Esempi: moda, elettronica, casa, beauty, food.
  • B2B (Business to Business): vendi ad altre aziende. Le logiche sono diverse: prezzi differenziati per cliente, listini riservati, vendita per quantita’, fatturazione, pagamento dilazionato (riba, bonifico 30/60/90 gg).
  • D2C (Direct to Consumer): variante del B2C in cui un produttore (es. azienda manifatturiera) vende direttamente al consumatore finale, by-passando distributori e retailer. Trend forte 2021, soprattutto nel food e nella moda.
  • C2C (Consumer to Consumer): piattaforme come eBay, Vinted, Subito.it dove i privati vendono ad altri privati. Non rilevante per PMI come modello principale, ma utile come canale aggiuntivo.
  • Marketplace: piattaforme che ospitano venditori terzi (Amazon Marketplace, eBay, ePrice, MediaWorld Marketplace). Possono essere un canale aggiuntivo, non sostitutivo del proprio sito.

Una PMI che vuole costruire una presenza digitale solida raramente sceglie un solo modello: tipicamente apre un proprio sito B2C/D2C e in parallelo presidia uno o due marketplace per ampliare la visibilita’ e intercettare consumatori che cercano direttamente li’. Per il B2B esistono piattaforme dedicate (Magento Commerce, Sana Commerce, Shopify B2B nel 2021 ancora in beta) con logiche di listini, ruoli e approvazioni.

Le 4 piattaforme principali (Shopify, WooCommerce, PrestaShop, Magento) — pro/contro 2021

La scelta della piattaforma e’ una delle decisioni piu’ impattanti. Le quattro principali per il mercato PMI italiano nel 2021 sono Shopify, WooCommerce, PrestaShop e Magento (rebrandizzato Adobe Commerce nel corso del 2021). Vediamole.

Shopify

SaaS canadese, leader globale del segmento PMI. Setup velocissimo (un sito di base si pubblica in 2-3 giorni), tema professionale incluso, hosting gestito, sicurezza e aggiornamenti automatici. Pricing 2021: piano Basic 29$/mese, Shopify 79$/mese, Advanced 299$/mese (+ commissioni transazione se non si usa Shopify Payments). Pro: zero pensieri tecnici, app store ricco, ottimo supporto. Contro: personalizzazioni profonde difficili, lock-in (migrare via e’ complesso), commissioni che pesano sui prodotti a basso margine.

WooCommerce

Plugin gratuito open source per WordPress, dominante in Italia per market share. Massima flessibilita’, infinite estensioni, controllo totale. Pro: gratis come software, enorme ecosistema di plugin e temi italiani, possibilita’ di integrare blog SEO con e-commerce sullo stesso sito, pieno controllo dati. Contro: richiede gestione tecnica (hosting, backup, sicurezza, aggiornamenti), performance da curare, conflitti tra plugin sono frequenti. Costo reale: hosting 30-100€/mese + plugin premium + tema + manutenzione = 1.500-4.000€/anno minimo per progetto serio.

PrestaShop

Open source francese, ottimo posizionamento in Italia (oltre 50.000 negozi attivi nel paese). Pro: nativamente multilingua e multivaluta, gestione catalogo molto evoluta, modulo fattura italiana di default, comunita’ italiana attiva. Contro: aggiornamenti talvolta dolorosi, alcuni moduli a pagamento per funzioni che altrove sono incluse, performance da ottimizzare. Adatto a PMI con catalogo strutturato (centinaia o migliaia di SKU).

Magento / Adobe Commerce

La piattaforma enterprise per eccellenza. Acquistata da Adobe nel 2018, nel 2021 viene rebrandizzata come Adobe Commerce. Pro: scalabilita’ illimitata, B2B integrato, multi-store nativo, customer segmentation avanzata. Contro: costi di sviluppo alti (un progetto serio non scende sotto i 25.000-50.000€), curva di apprendimento ripida, hosting dedicato necessario. Indicata per PMI strutturate con fatturato e-commerce sopra il milione, non per chi parte da zero.

Per la maggior parte delle PMI italiane che partono nel 2021 la scelta e’ tipicamente tra Shopify (semplicita’ e velocita’) e WooCommerce (flessibilita’ e integrazione con il gestionale). Esistono inoltre soluzioni e-commerce verticali e modulo e-commerce Odoo per chi vuole un’integrazione nativa con ERP, CRM e magazzino.

Costi reali per aprire un e-commerce PMI (range €)

Uno degli aspetti meno discussi — e piu’ fraintesi — sono i costi reali. Sentire dire “apri Shopify a 29€/mese” e poi scoprire che il primo anno ne sono usciti 15.000 e’ frustrazione comune. Ecco una stima realistica per una PMI italiana che apre un e-commerce nel 2021, distinta in costi di setup e ricorrenti.

Costi di setup (one-shot, primo anno)

  • Sito base low-cost (Shopify con tema premium, configurazione base, 30-50 prodotti caricati): 2.500 – 5.000 €
  • Sito custom WooCommerce (tema personalizzato, integrazione gestionale base, 100-300 prodotti): 6.000 – 15.000 €
  • Sito B2B / multistore (PrestaShop o Magento, listini per cliente, integrazione ERP): 18.000 – 60.000 €
  • Fotografie professionali prodotto: 30-80 € a prodotto (tariffa media studio Italia)
  • Copywriting schede prodotto: 30-50 € a prodotto
  • Setup logistica e magazzino: variabile, ma scaffalature, software gestione, etichettatrici partono da 2.000-5.000 €

Costi ricorrenti (annui)

  • Hosting / canone piattaforma: 350 – 3.500 €/anno (WooCommerce hosting vs Shopify/Magento)
  • Manutenzione tecnica: 1.000 – 4.000 €/anno per WooCommerce/PrestaShop (incluso in Shopify)
  • Plugin e moduli premium: 200 – 2.000 €/anno
  • Marketing (Google Ads, Facebook Ads, SEO): 5.000 – 50.000 €/anno (la voce piu’ grossa, e quella su cui si vince o si perde)
  • Email marketing tool (MailUp, Mailchimp, Klaviyo): 300 – 3.000 €/anno
  • Commissioni transazioni: 1,4-2,9% del fatturato (Stripe, PayPal, Nexi)
  • Spedizioni e packaging: 4-9 €/ordine medio Italia

Una PMI realistica che parte nel 2021 con investimento sensato dovrebbe pianificare almeno 15.000-25.000 € per il primo anno (sito + marketing + scorte + logistica). Sotto questa soglia il rischio e’ di pubblicare un sito che non genera vendite, e quindi di perdere tempo e soldi.

I 9 step per partire concretamente

Una roadmap operativa per partire con un e-commerce, riducendo il rischio di errori macroscopici:

  1. Analisi di mercato e positioning: chi sono i concorrenti? Cosa offrono e a che prezzo? Qual e’ la tua differenziazione (prodotto, prezzo, servizio, brand)? Un’ora con uno strumento come SimilarWeb o un’analisi delle SERP Google ti danno gia’ molte risposte.
  2. Definizione catalogo MVP: parti con 30-50 prodotti rappresentativi, non con tutti i 2.000 SKU del tuo magazzino fisico. Aggiungerai progressivamente.
  3. Scelta della piattaforma: Shopify, WooCommerce, PrestaShop, Magento — sulla base dei criteri visti sopra.
  4. Brand, dominio, tema: scegli un dominio breve, registralo su Aruba/Register/Namecheap, definisci una palette colori coerente, scegli un tema professionale (250-400 € one-shot).
  5. Schede prodotto: foto professionali, descrizioni accurate (almeno 200-300 parole per prodotto), specifiche tecniche, video se possibile. Investi qui: una scheda prodotto fatta bene converte 3-5 volte di piu’ di una povera.
  6. Pagamenti e spedizioni: configura almeno Stripe (carte) + PayPal + bonifico. Per le spedizioni, accordi con corriere principale (BRT, GLS, SDA, Poste, DHL) + opzionale ritiro in negozio.
  7. Aspetti legali: condizioni di vendita, privacy policy, cookie banner, informativa diritto di recesso (14 giorni, normativa UE), partita IVA per attivita’ commerciale online.
  8. Test e go-live soft launch: simula 10-20 ordini reali con persone fidate prima del lancio pubblico. Trovi sempre bug, incongruenze e prezzi sbagliati che il fornitore non ha visto.
  9. Marketing di lancio: Google Ads (rete di ricerca + Shopping), Facebook/Instagram Ads, email a clienti esistenti, eventuale PR locale. Budget primo trimestre: minimo 3.000-6.000 € per testare.

Magazzino, spedizioni, corrieri: le scelte operative

Magazzino e packaging per spedizione e-commerce

L’e-commerce non e’ un sito: e’ un’operazione logistica. Sottovalutare magazzino e spedizioni e’ la causa numero uno di feedback negativi e perdita clienti. Le scelte chiave:

Gestione magazzino

Tre opzioni principali:

  • Magazzino interno: gestisci tu picking, packing, spedizioni. Adatto a PMI con sede fisica e personale. Vantaggio: massimo controllo. Svantaggio: scala limitata, tempo sottratto al business.
  • Dropshipping: il fornitore spedisce direttamente al cliente. Zero magazzino, zero immobilizzo capitale. Svantaggio: margini bassi, tempi di spedizione lunghi, scarso controllo sul prodotto e packaging. Adatto solo a categorie specifiche.
  • 3PL (Third Party Logistics): deleghi a un fulfillment center (es. Amazon FBA, ShipBob, operatori italiani come Sda, Bartolini logistics). Costi: 0,80-2 € per ordine + storage. Adatto a chi vuole scalare senza assumere magazzinieri.

Per chi gestisce il magazzino internamente, una buona gestione magazzino integrata con l’e-commerce (e con il punto vendita fisico se esistente) e’ la differenza tra un’operazione che scala e una che si pianta a 50 ordini al giorno per errori manuali.

Corrieri

Il mercato corrieri italiano 2021 e’ competitivo. Le opzioni principali:

  • BRT: forte sul nord, prezzi competitivi (4-6€ fino a 5kg)
  • GLS: ottima copertura nazionale, gestione resi semplice
  • SDA / Poste Italiane: capillarita’ al sud e isole, buona integrazione con punti di ritiro
  • DHL: leader sulle spedizioni internazionali, costoso su Italia
  • FedEx, UPS, TNT: opzioni piu’ premium, vincenti su servizi express e spedizioni B2B

Per le PMI conviene tipicamente un contratto con uno-due corrieri principali + un aggregatore (es. Spedire.com, Packlink, Shippypro) per casi particolari. Ricorda: la spedizione gratis sopra una certa soglia (es. 49€ o 79€) aumenta il valore medio dell’ordine in modo statisticamente significativo.

Pagamenti online: Stripe, PayPal, Nexi, contrassegno

Pagamenti online con carta di credito su laptop

Permettere al cliente di pagare facilmente e’ un fattore di conversione cruciale. Nel 2021 i metodi essenziali per un e-commerce italiano sono:

  • Carte di credito/debito (Stripe): gateway di riferimento per la maggior parte dei nuovi e-commerce. Commissioni 1,4% + 0,25 € per carte UE consumer, 2,9% + 0,25 € per non UE. Setup velocissimo, ottima documentazione.
  • PayPal: ancora dominante in Italia per fiducia percepita, oltre il 40% degli e-commerce italiani lo offre. Commissioni 2,9% + 0,35 €. Da abbinare a Stripe, non in alternativa.
  • Nexi (ex CartaSi): gateway italiano nato nel 2017 dal rebrand di CartaSi. Forte penetrazione bancaria, comodo per chi ha gia’ un POS Nexi fisico. Commissioni mediamente piu’ alte di Stripe.
  • Bonifico bancario: zero commissioni, ma rallenta gli ordini (cliente paga, tu spedisci dopo aver visto l’accredito = 2-3 giorni di attrito). Da offrire come secondario.
  • Contrassegno: pagamento alla consegna. Nel 2021 ancora richiesto da una fascia di clienti (anziani, sud, persone diffidenti del web). Commissione corriere 3-5 €. Da valutare in base al settore.
  • Klarna / Scalapay / pagamento dilazionato: in forte ascesa nel 2021, soprattutto su moda e elettronica. Aumentano conversione e scontrino medio del 20-30%. Klarna sbarca in Italia nel 2020.
  • Apple Pay / Google Pay: integrati in Stripe e PayPal, da abilitare per il mobile checkout (oltre il 50% del traffico).

Importante dal 14 settembre 2019 e’ attiva la PSD2 / SCA (Strong Customer Authentication): ogni transazione sopra i 30 € richiede autenticazione a due fattori. Tutti i gateway moderni gestiscono la cosa nativamente, ma e’ bene verificarlo.

Aspetti legali e fiscali (IVA, condizioni vendita, GDPR)

L’e-commerce e’ un’attivita’ commerciale a tutti gli effetti, regolata da norme nazionali ed europee. I punti essenziali:

  • Partita IVA e SCIA: per vendere online serve partita IVA con codice ATECO 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet) e SCIA al SUAP del comune di sede.
  • Condizioni generali di vendita: documento legalmente vincolante che il cliente deve accettare prima dell’acquisto. Contiene tempi consegna, spedizione, recesso, garanzia, foro competente.
  • Diritto di recesso: il consumatore ha 14 giorni di tempo per restituire il prodotto senza giustificazione (Codice del Consumo). Da gestire con processo strutturato.
  • Garanzia legale: 24 mesi sui prodotti nuovi. Diversa dalla garanzia commerciale del produttore.
  • GDPR e privacy: privacy policy, cookie banner conforme, registro dei trattamenti, eventuale DPO. Sanzioni fino al 4% del fatturato per violazioni.
  • Fatturazione elettronica: obbligatoria B2B dal 2019, in arrivo per B2C estero (One Stop Shop / IVA OSS in vigore da luglio 2021).
  • IVA OSS (One Stop Shop): dal 1 luglio 2021 cambia il regime IVA per le vendite a distanza intracomunitarie. La soglia di 35.000 € per paese viene sostituita da una soglia unica europea di 10.000 €. Sopra questa soglia l’IVA va versata nel paese del cliente, gestita tramite il sistema OSS centralizzato.
  • Marca da bollo: per ricevute fiscali sopra 77,47 € serve marca da bollo da 2 €.

Per le PMI il consiglio e’ di farsi seguire da un commercialista che conosca l’e-commerce e — per le condizioni di vendita e privacy — da uno studio legale o servizio specializzato come iubenda. Il fai-da-te legale e’ un risparmio di breve periodo che si trasforma rapidamente in problema serio.

SEO + advertising base per e-commerce

Il sito pubblicato non genera vendite da solo. Le due leve principali per portare traffico qualificato sono SEO e advertising paid.

SEO per e-commerce

La SEO per e-commerce ha logiche specifiche rispetto a un sito vetrina:

  • Architettura categorie: ogni categoria deve avere URL leggibile, title ottimizzato, descrizione di 200-400 parole posizionata sopra o sotto il listing prodotti.
  • Schede prodotto uniche: copia-incolla dalla scheda fornitore = penalizzazione. Investi in descrizioni originali.
  • Markup Schema.org: Product, Offer, AggregateRating per le rich snippet su Google (prezzo, disponibilita’, stelle).
  • Performance e Core Web Vitals: dal 2021 Google introduce i Core Web Vitals come fattore di ranking. Velocita’, stabilita’ visiva, interattivita’ contano.
  • Content marketing: blog con guide d’acquisto, comparativi, tutorial = traffico informativo che si converte in vendite.

Advertising paid

Le piattaforme principali per e-commerce nel 2021:

  • Google Shopping: il formato pubblicitario piu’ potente per e-commerce. Mostra foto prodotto, prezzo e nome direttamente nella SERP. Richiede un feed prodotti su Google Merchant Center.
  • Google Search Ads: campagne sulle parole chiave commerciali (“comprare X”, “X online”, “X prezzo”).
  • Facebook + Instagram Ads: ottimi per scoperta prodotto, retargeting e remarketing dinamico (mostra al cliente i prodotti che ha visto e non comprato).
  • Pinterest Ads: in crescita 2021 su moda, casa, food. Audience prevalentemente femminile, alto intento d’acquisto.
  • TikTok Ads: nel 2021 ancora in fase di apertura per il mercato italiano, ma con potenziale enorme su target Gen Z.

La regola d’oro: parti con un budget piccolo (1.500-3.000 €/mese), misura il ROAS (Return on Ad Spend), scala su quello che funziona. Mai mettere tutto su una piattaforma sola.

Errori frequenti delle PMI

I dieci errori che vediamo piu’ spesso nei progetti e-commerce di PMI italiane che falliscono o stentano:

  1. Sito senza budget marketing: aprire e-commerce e poi non investire in advertising = sito fantasma.
  2. Foto prodotto pessime: foto fatte con smartphone, sfondi sporchi, illuminazione cattiva. Crollano conversion e fiducia.
  3. Tempi di spedizione lunghi non comunicati: meglio dire “consegna in 5 giorni” e mantenere, che promettere 24h e fallire.
  4. Zero customer service: nessun numero, nessuna chat, mail rispose dopo 4 giorni. Il cliente moderno non aspetta.
  5. Checkout troppo complesso: piu’ di 3 step, registrazione obbligatoria, troppi campi richiesti = abbandono carrello.
  6. Pochi metodi di pagamento: solo bonifico, niente PayPal, niente carte = perdita di vendite.
  7. Nessuna integrazione gestionale: ordini ricopiati a mano nel software contabile = errori, ritardi, frustrazione.
  8. Catalogo mai aggiornato: prodotti esauriti ancora visibili, prezzi vecchi, descrizioni incomplete.
  9. Recensioni assenti o false: nessuna recensione = sospetto. Recensioni manifestamente fake = peggio.
  10. Niente analytics: chi non misura non puo’ migliorare. Google Analytics 4 + Google Search Console + Hotjar dovrebbero essere installati dal giorno uno.

Per chi vuole evitare questi errori partendo da un’integrazione solida con la gestione interna, valutare un modulo e-commerce ERP Brenta nativamente connesso a magazzino, contabilita’ e CRM puo’ fare la differenza tra un progetto che cresce ordinatamente e uno che si pianta nel caos a 100 ordini al giorno.

Domande frequenti

Quanto costa aprire un e-commerce per una PMI?

Una stima realistica per il primo anno e’ tra 15.000 e 25.000 €, suddivisi tra setup sito (3.000-15.000 €), foto e copy prodotti (1.000-3.000 €), marketing (5.000-10.000 €), scorte e logistica (3.000-5.000 €). Sotto i 10.000 € si fa solo un esperimento minimo, raramente con risultati significativi.

Meglio Shopify o WooCommerce per una PMI italiana?

Shopify e’ la scelta giusta se vuoi partire velocemente, hai un catalogo standard e non vuoi pensare alla parte tecnica. WooCommerce e’ meglio se hai un catalogo complesso, vuoi integrazione profonda con il gestionale o necessita di personalizzazioni avanzate. Se hai gia’ un sito WordPress, WooCommerce e’ la scelta naturale.

Quanto tempo serve per aprire un e-commerce?

Dal go-decision al primo ordine: 6-12 settimane per un progetto Shopify base, 3-6 mesi per un WooCommerce custom o un PrestaShop con integrazione gestionale, 6-12 mesi per un Magento enterprise o un B2B complesso.

Devo aprire partita IVA per vendere online?

Si’, sempre. Vendere online in modo continuativo e’ attivita’ commerciale e richiede partita IVA, codice ATECO appropriato, SCIA al comune e adesione al regime IVA scelto (ordinario, forfettario sotto 65.000 €/anno, OSS per vendite UE).

Posso vendere su Amazon e avere il mio sito insieme?

Si’, e’ anzi la strategia consigliata. Amazon ti porta visibilita’ immediata, il sito proprietario costruisce brand e marginalita’. Tipicamente nel 2021 una PMI matura genera il 40-60% del fatturato online dal sito, il resto da marketplace. La sincronizzazione dei prezzi e degli stock tra i canali va automatizzata fin dall’inizio.

Cosa cambia con l’IVA OSS dal 1 luglio 2021?

Dal 1 luglio 2021 le vendite a distanza intra-UE non hanno piu’ soglie per paese (era 35.000-100.000 €), ma una soglia unica di 10.000 € a livello europeo. Sopra questa soglia l’IVA va applicata con l’aliquota del paese del cliente e versata tramite il portale OSS dell’Agenzia delle Entrate. Per le PMI che vendono in piu’ paesi UE e’ una semplificazione enorme.

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