Lo smart working policy aziendale non e piu un esperimento ne una concessione emergenziale: nel 2021 e diventato un asset strutturale per le PMI italiane che vogliono attrarre talenti, ridurre costi fissi, garantire continuita operativa e digitalizzare i processi HR. Ma redigere un regolamento di smart working non significa copiare un modello generico da internet: serve un documento che integri la Legge 81/2017, l’accordo individuale, la sicurezza informatica, la disconnessione, la salute e sicurezza sul lavoro e la cultura aziendale.
In questa guida 2021 vediamo come costruire una policy smart working davvero operativa, partendo dalla cornice normativa attuale (smart working semplificato emergenziale prorogato fino al 31 dicembre 2021) fino al modello scaricabile, con focus su accordo individuale, diritto alla disconnessione, strumenti tecnologici, gestione presenze, welfare e errori frequenti delle PMI.
1. Smart working policy: la cornice normativa 2021
Il quadro giuridico del lavoro agile in Italia ruota attorno a tre pilastri:
- Legge 22 maggio 2017 n. 81, articoli 18-23: definisce il lavoro agile come modalita di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzata da assenza di vincoli orari o spaziali, organizzata per fasi, cicli e obiettivi.
- Decreto Ministeriale 30 marzo 2017: regola contenuti e modalita di trasmissione dell’accordo individuale.
- Decreto Legge 105/2021: ha prorogato la procedura semplificata fino al 31 dicembre 2021, consentendo di attivare lo smart working senza accordo individuale per emergenza COVID-19, con semplice comunicazione massiva all’INL via portale ministeriale.
Dal 1 gennaio 2022 tornera in vigore l’obbligo dell’accordo individuale firmato tra azienda e lavoratore, con comunicazione formale all’Ispettorato Nazionale del Lavoro. Questo significa che le aziende devono usare la seconda meta del 2021 per preparare la propria policy interna e i template di accordo, evitando la corsa di fine anno.
Per approfondire la cornice generale del lavoro agile per PMI, vedi anche la nostra guida pillar smart working PMI guida 2021.
2. Smart working “ordinario” vs “semplificato emergenza”
Nel 2021 convivono due regimi paralleli: e fondamentale distinguerli per evitare contenziosi e per pianificare la transizione del 2022. Molte PMI hanno attivato lo smart working “al volo” nel marzo 2020 senza alcuna formalizzazione, ed oggi si trovano scoperte sul piano contrattuale e giuslavoristico.
Regime ordinario (Legge 81/2017)
- Accordo scritto tra azienda e singolo lavoratore (accordo individuale)
- Comunicazione obbligatoria al Ministero del Lavoro tramite portale telematico
- Contenuti minimi obbligatori (vedi sezione 4)
- Durata determinata o indeterminata
- Recesso con preavviso di almeno 30 giorni (90 per disabili)
Regime semplificato emergenziale (fino 31/12/2021)
- Non serve accordo individuale: basta consenso del lavoratore
- Comunicazione massiva all’INL tramite caricamento file (no firma digitale)
- Possibile anche senza policy aziendale formale
- Cessera con la fine dello stato di emergenza
Il consiglio operativo: non aspettare il 1 gennaio 2022. Le aziende che hanno attivato smart working in regime emergenziale dovrebbero gia in autunno 2021 redigere policy e accordi individuali, in modo da farli firmare a tutti i lavoratori entro dicembre.
Una buona prassi e organizzare in azienda un “tavolo HR-Legale-IT-Amministrazione” che lavori parallelamente su quattro filoni: redazione testo policy, predisposizione modello accordo individuale, configurazione strumenti tecnologici (VPN, MFA, gestione device), aggiornamento DVR e formazione sicurezza. Il vantaggio del partire ad agosto-settembre 2021 e poter testare la procedura su un gruppo pilota di 5-10 dipendenti, identificare criticita reali, raffinare il documento e poi estenderlo all’intera popolazione aziendale a partire da novembre.
Attenzione anche al ruolo delle rappresentanze sindacali: anche se la Legge 81/2017 non impone l’accordo collettivo, molti CCNL (commercio, metalmeccanico, terziario) prevedono il confronto preventivo con RSU/RSA prima dell’introduzione del lavoro agile. Saltare questo passaggio espone l’azienda a contestazioni di “condotta antisindacale” ex art. 28 Statuto dei Lavoratori.
3. Cosa scrivere in una policy (10 sezioni essenziali)
Una policy smart working ben fatta non e un documento legale astratto: e il manuale operativo che regola la vita di tutti i giorni dei lavoratori agili. Ecco le 10 sezioni che non possono mancare:
- Premesse e finalita: perche l’azienda adotta il lavoro agile, cornice normativa di riferimento.
- Ambito di applicazione: chi puo accedere (categorie, mansioni compatibili, esclusioni).
- Modalita di richiesta e approvazione: iter interno, ruolo HR, ruolo del responsabile.
- Sedi consentite: domicilio, residenza, altri luoghi (con o senza vincoli).
- Orario di lavoro e fasce di reperibilita: orario flessibile, fasce di contattabilita, pausa pranzo.
- Diritto alla disconnessione: orari, strumenti per disattivare notifiche.
- Strumenti tecnologici e sicurezza: dotazione, BYOD, VPN, antivirus, gestione dati.
- Salute e sicurezza: informativa rischi, postazione ergonomica, infortuni in itinere.
- Verifica della prestazione: KPI, obiettivi, modalita di rendicontazione, gestione presenze.
- Trattamento economico e welfare: parita retributiva, buoni pasto, rimborsi, benefit.
Ogni sezione deve essere personalizzata sulla realta aziendale: una PMI manifatturiera con 30 dipendenti ha esigenze diverse da uno studio di consulenza con 8 professionisti. La policy va integrata con il modulo HR Odoo o con un sistema di gestione utenti centralizzata, per tracciare adesioni e firme digitali.
Un errore tipico delle PMI e scrivere policy troppo lunghe, ricche di citazioni normative ma povere di indicazioni operative. Il dipendente medio non leggera mai 30 pagine di documento legale. Meglio un testo principale snello (8-10 pagine) con allegati tecnici (manuale VPN, vademecum sicurezza informatica, scheda postazione ergonomica) che possano essere aggiornati in modo modulare senza dover riemettere ogni volta la policy completa.
Anche la comunicazione interna della policy va curata: lancio con webinar interno, FAQ pubblicate su intranet, sportello HR dedicato per le prime settimane. Un buon roll-out abbatte il numero di ticket di supporto e accelera l’adozione.

4. Accordo individuale: contenuti minimi (legge 81/2017)
L’accordo individuale e il documento bilaterale, firmato tra azienda e singolo lavoratore, che regola concretamente il rapporto di lavoro agile. La Legge 81/2017 e il Decreto Ministeriale 30 marzo 2017 prevedono i seguenti contenuti minimi:
- Dati identificativi di azienda e lavoratore, qualifica e mansione
- Durata: a tempo determinato o indeterminato
- Modalita di esecuzione: alternanza dentro/fuori azienda, percentuale, giorni fissi o flessibili
- Luoghi in cui svolgere la prestazione
- Strumenti tecnologici forniti dall’azienda
- Tempi di riposo e misure tecniche per la disconnessione
- Forme di esercizio del potere direttivo e di controllo
- Condotte sanzionabili con riferimento al codice disciplinare
- Recesso: termini di preavviso (30 o 90 giorni)
- Salute e sicurezza: informativa scritta, rischi specifici
L’INL ha pubblicato un modello unico di accordo individuale scaricabile dal portale Cliclavoro: per le PMI con pochi smart worker e una buona base di partenza, ma va sempre adattato. Per le aziende con piu di 15 dipendenti consigliamo di farlo validare da un consulente del lavoro.
Un punto spesso sottovalutato e la durata: optare per un accordo a tempo indeterminato e piu comodo ma rende la revoca piu complessa; un accordo a tempo determinato (es. 12 mesi rinnovabili) consente all’azienda di ricalibrare in modo flessibile il modello organizzativo. Nelle PMI in fase sperimentale e spesso preferibile partire con accordi annuali, valutare al rinnovo gli effetti sulla produttivita, e solo dopo 2-3 cicli passare al modello indeterminato.
Altro tema delicato: la percentuale di lavoro da remoto. Nel 2021 i modelli piu diffusi tra PMI italiane sono il “2+3” (2 giorni in sede, 3 in remoto), il “3+2”, e il “fully remote” (limitato a ruoli specifici come sviluppatori, copywriter, customer care). L’accordo individuale deve essere chiaro sulla cadenza: giorni fissi della settimana (piu rigido ma piu prevedibile) oppure flessibilita su richiesta con preavviso di 48 ore al responsabile.
5. Diritto alla disconnessione
Il diritto alla disconnessione e uno dei pilastri della Legge 81/2017, ma molte PMI lo trattano in modo superficiale. Significa garantire al lavoratore agile il diritto di non essere reperibile fuori dall’orario di lavoro, senza conseguenze disciplinari ne penalizzazioni economiche.
Cosa scrivere nella policy:
- Fasce orarie di disconnessione: ad esempio dalle 19:00 alle 8:00 dei giorni feriali e nei giorni festivi.
- Strumenti tecnici: configurazione automatica delle email “fuori orario”, silenziamento notifiche su Microsoft Teams o Slack, blocco automatico VPN dopo orario.
- Gestione email tardive: il manager che invia una mail alle 23:00 deve indicare “non urgente, risposta nei normali orari”.
- Riunioni: vietato calendarizzare meeting fuori dalle fasce di lavoro stabilite.
- Sanzioni: la policy deve prevedere conseguenze per chi viola sistematicamente la disconnessione altrui.
Un buon sistema notifiche aziendale puo aiutare a programmare l’invio differito automatico di comunicazioni interne, riducendo l’overload digitale fuori orario.
Sul piano culturale, la disconnessione richiede un cambio di mentalita anche nei middle manager: chi risponde alle email alle 22 di sera tende a pretendere lo stesso dai propri collaboratori, generando una catena di iper-disponibilita tossica. Le aziende piu mature stanno sperimentando le cosiddette “no-meeting Friday”, il blocco automatico di Slack la sera, e KPI di team che misurano anche il rispetto dei tempi di risposta normali (entro 24 ore lavorative, non entro 1 ora).
La giurisprudenza italiana sul tema e ancora limitata, ma alcune sentenze del 2020-2021 hanno gia riconosciuto risarcimenti a lavoratori in burnout per violazione sistematica della disconnessione: meglio prevenire che dover difendersi in tribunale.
6. Strumenti tecnologici e sicurezza informatica
Lo smart working ha amplificato la superficie di attacco informatico delle PMI italiane: nel 2020 e nel primo semestre 2021 il 500% in piu di attacchi ransomware ha colpito le aziende con dipendenti remoti scarsamente protetti. La policy deve regolare in modo rigoroso:
Dotazione hardware
- Notebook aziendale (preferibile rispetto al BYOD)
- Monitor secondario, tastiera ergonomica, webcam HD per videoconferenze professionali
- Sedia ergonomica e scrivania (rimborso parziale o fornitura diretta)
Sicurezza informatica
- VPN obbligatoria per accedere alla rete aziendale e ai gestionali ERP
- Autenticazione a due fattori su email, gestionali, repository
- Antivirus enterprise con gestione centralizzata
- Backup cifrato dei dati locali
- Divieto USB personali e gestione dispositivi removibili
- Aggiornamenti automatici di sistema operativo e applicativi
Le soluzioni cloud con accesso autenticato e logging centralizzato sono la base tecnologica ideale per garantire continuita operativa e tracciabilita.

7. Gestione presenze e produttivita
Una delle paure piu diffuse tra i CEO di PMI italiane e: “Come faccio a sapere che lavorano davvero?”. La risposta non e il controllo a distanza (vietato dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori), ma la misurazione per obiettivi.
Cosa NON fare
- Software di screenshot automatico ogni 5 minuti
- Webcam sempre accesa
- Tracciamento del mouse o dei tasti
- Telefonate “a sorpresa” come tecnica di controllo
Sono pratiche illegali e violano la dignita del lavoratore, oltre a generare ansia e burnout.
Cosa fare invece
- Definire KPI per ruolo: numero pratiche evase, tempo medio risposta clienti, ticket chiusi, fatturato generato.
- Riunioni settimanali con responsabile (max 30 minuti)
- Stand-up giornaliero di 15 minuti via videocall
- Time tracking volontario via Toggl o Harvest, per monitorare tempi su progetti
- Software di gestione presenze cloud con timbratura virtuale via app o web
Per approfondire le soluzioni software dedicate, vedi la nostra guida sulla gestione presenze digitale software 2021.
Una buona prassi e la review trimestrale dei KPI di team: i dirigenti non valutano la “presenza” ma il delivery (quanto e cosa e stato consegnato), la qualita (numero di rework, customer satisfaction interna ed esterna), il contributo al team (sessioni di pair programming, mentoring, knowledge sharing). I tool che aiutano in questa direzione sono OKR software (es. Weekdone, Perdoo, 15Five), CRM con dashboard di team (HubSpot, Pipedrive), e gestionali ERP con moduli HR integrati che combinano presenze, ticket di progetto e fatturato per persona.
Importante: i dati raccolti sui dipendenti vanno trattati nel rispetto del GDPR. La policy deve indicare quali dati vengono raccolti, per quale finalita, per quanto tempo conservati, e a chi vengono comunicati. La nomina del responsabile del trattamento va estesa ai fornitori cloud (Microsoft 365, Google Workspace, Atlassian).
8. Salute e sicurezza in smart working
Lo smart worker e un lavoratore subordinato a tutti gli effetti: la Legge 81/2017 obbliga il datore di lavoro a garantire salute e sicurezza anche fuori dalla sede aziendale. La policy deve includere:
- Informativa scritta sui rischi specifici (videoterminale, ergonomia, isolamento sociale)
- Indicazioni postazione: scrivania, sedia, illuminazione, distanza dal monitor
- Pause regolari: 15 minuti ogni 2 ore di videoterminale (D.Lgs 81/2008)
- Formazione obbligatoria RSPP/medico competente
- Copertura INAIL: estesa anche agli infortuni in itinere durante lo smart working
- Procedura comunicazione infortuni: tempi e modalita di denuncia
Attenzione: l’infortunio in itinere e coperto se il lavoratore si sposta tra il proprio domicilio e un luogo dove svolge la prestazione (es. coworking, biblioteca), ma non se si fa male sul divano del soggiorno mentre prepara il caffe. La policy deve essere chiara su questi confini.
9. Welfare e benefit per lavoratori smart
Lo smart working comporta costi aggiuntivi per il lavoratore (energia, connessione, riscaldamento). Le PMI piu evolute prevedono:
- Buono pasto: equiparato al lavoro in sede (anche per lo smart worker)
- Rimborso forfettario spese energia/connessione (50-100 euro/mese)
- Bonus tecnologia: budget annuale per acquisto sedia, monitor, tastiera
- Welfare aziendale: piattaforma flexible benefits (palestra, libri, abbonamenti)
- Convenzioni coworking: per chi non vuole lavorare sempre da casa
- Polizza salute integrativa con visite specialistiche online
Questi benefit non solo aumentano la retention ma sono spesso fiscalmente vantaggiosi: i fringe benefit fino a 258,23 euro/anno (516,46 nel 2021 per emergenza COVID) sono esenti da imposte.

10. Modello policy scaricabile (template)
Una buona policy smart working ha generalmente una struttura in 12-15 articoli, su 8-12 pagine A4. Ecco la traccia ideale:
- Art. 1 – Premesse e quadro normativo
- Art. 2 – Definizioni (lavoro agile, sede di lavoro, fasce di reperibilita)
- Art. 3 – Ambito di applicazione e categorie ammesse
- Art. 4 – Modalita di adesione e revoca
- Art. 5 – Sedi consentite per la prestazione
- Art. 6 – Orario di lavoro e fasce di contattabilita
- Art. 7 – Diritto alla disconnessione
- Art. 8 – Strumenti tecnologici e BYOD
- Art. 9 – Sicurezza informatica e protezione dati
- Art. 10 – Salute e sicurezza sul lavoro
- Art. 11 – Verifica della prestazione e KPI
- Art. 12 – Trattamento economico, welfare e rimborsi
- Art. 13 – Codice disciplinare e sanzioni
- Art. 14 – Tutela dati personali (GDPR)
- Art. 15 – Disposizioni finali e durata
Il documento va sottoscritto dalla direzione aziendale, comunicato alle RSU/RSA (se presenti), allegato al regolamento interno e portato a conoscenza di tutti i lavoratori (anche non smart) tramite intranet o email aziendale.
11. Errori frequenti delle PMI italiane
Dall’esperienza sul campo con decine di PMI italiane, ecco gli errori piu comuni nella stesura di una policy smart working:
- Copia-incolla da modelli generici: ogni azienda ha rischi e mansioni diverse, una policy “stampata” non protegge legalmente.
- Confondere policy aziendale e accordo individuale: sono due documenti distinti e complementari.
- Ignorare la disconnessione: assenza di fasce orarie chiare = rischio cause per lavoro straordinario non pagato.
- Trascurare la sicurezza informatica: nessuna VPN, password deboli, USB personali. Il GDPR sanziona pesantemente.
- Non aggiornare il DVR: il documento valutazione rischi deve includere i rischi del lavoro agile.
- Discriminazione: concedere smart working solo ad alcune categorie senza criteri oggettivi e a rischio contenzioso.
- Mancata formazione: senza training su strumenti e cybersecurity, gli incidenti aumentano.
- Assenza di KPI: senza obiettivi chiari, manager e dipendenti non sanno cosa misurare.
- Negare buoni pasto: equiparare i lavoratori in sede e in smart working e prassi consolidata e contrattualmente prevista in molti CCNL.
- Ignorare RSU/sindacati: la policy va condivisa con le rappresentanze sindacali, non imposta unilateralmente.
Per chi vuole approfondire la cornice generale, la voce lavoro agile su Wikipedia offre una panoramica sintetica della normativa italiana ed europea.
12. Domande frequenti
La policy smart working e obbligatoria?
No, non esiste obbligo di legge. Ma in regime ordinario (post-emergenza) serve l’accordo individuale firmato. La policy aziendale e fortemente consigliata per uniformare regole, ridurre contenziosi e dare cornice ai singoli accordi.
Posso obbligare un dipendente a fare smart working?
No. Il lavoro agile e volontario: serve consenso del lavoratore. Il rifiuto non puo costituire causa di licenziamento o demansionamento.
Posso revocare lo smart working in qualsiasi momento?
Solo con motivazione e nei termini previsti dall’accordo individuale (preavviso 30 giorni, o 90 per disabili). In assenza di giusta causa, il datore non puo recedere unilateralmente.
Lo smart working da’ diritto al buono pasto?
Dipende dal CCNL applicato. La giurisprudenza e i CCNL piu evoluti (commercio, terziario) prevedono parita di trattamento: chi lavora in sede e chi lavora in smart working con orario e turno equivalente ha gli stessi diritti accessori.
L’azienda deve fornire il computer?
Non e obbligatorio per legge, ma fortemente consigliato per ragioni di sicurezza informatica e parita strumentale. In caso di BYOD, vanno previste policy di sicurezza specifiche e rimborsi adeguati.
Posso fare smart working dall’estero?
E un tema delicato: implica risvolti fiscali (residenza), previdenziali (contributi nazionali) e di sicurezza (jurisdiction GDPR). La policy deve indicare se e con quali limiti consentirlo (massimo X giorni/anno, paesi UE).
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