Fatturazione elettronica B2B: la guida 2021 per PMI

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Fatturazione elettronica B2B documento contabile italiano

Fatturazione elettronica B2B: la guida 2021 per PMI

All’inizio del 2021, la fatturazione elettronica B2B non è più una novità da spiegare a chi tiene la contabilità: è ormai parte del lavoro quotidiano di ogni amministrazione. Eppure, a due anni dall’entrata in vigore dell’obbligo (1° gennaio 2019), molte PMI italiane convivono ancora con dubbi operativi: come gestire correttamente il codice destinatario, cosa fare quando lo SdI scarta una fattura, come scegliere la piattaforma giusta, quanto costa farlo bene, dove conservare i file XML per dieci anni in modo conforme. Questa guida nasce per rispondere — in modo concreto e senza giri di parole — alle domande che CFO, responsabili amministrativi, commercialisti e imprenditori si stanno facendo proprio adesso.

Affronteremo l’e-fattura obbligo dal punto di vista della PMI media italiana: chi deve emetterla, chi è ancora esonerato nel 2021, quali sono le sanzioni, come funziona davvero il flusso tecnico tra emittente, SdI fattura elettronica e destinatario, quando usare il codice destinatario a 7 caratteri e quando ripiegare su PEC o “0000000”. Vedremo poi le piattaforme principali sul mercato italiano, i costi indicativi, gli errori più frequenti e come evitarli, e infine il tema spesso sottovalutato della conservazione digitale a norma.

Una premessa importante: il 2021 è un anno di transizione. Il legislatore sta progressivamente estendendo l’obbligo a categorie oggi escluse — i forfettari sopra una certa soglia di ricavi seguiranno nei prossimi anni — quindi anche chi oggi è esonerato dovrebbe iniziare a familiarizzare con strumenti, terminologia e flussi. Meglio arrivare preparati.

Contabilita aziendale fatturazione elettronica
La fatturazione elettronica si integra nel cuore della contabilita aziendale

1. Fatturazione elettronica B2B in Italia: lo stato 2021

La fatturazione elettronica in Italia è obbligatoria, per le operazioni B2B e B2C tra soggetti residenti, dal 1° gennaio 2019, in seguito alla legge di bilancio 2018. Da allora le fatture cartacee tra partite IVA italiane non hanno più validità fiscale: il documento deve essere prodotto in formato XML secondo lo standard FatturaPA, firmato (quando previsto) e trasmesso al Sistema di Interscambio (SdI) gestito dall’Agenzia delle Entrate, che lo recapita al destinatario.

Nel 2021 lo scenario si è stabilizzato: le PMI che si erano adeguate nei primi mesi del 2019 hanno superato la fase di rodaggio, mentre quelle più piccole — soprattutto in regime forfettario — continuano a emettere fatture cartacee o PDF tradizionali, sfruttando le esenzioni ancora previste. Gli operatori più maturi hanno integrato la fatturazione elettronica nel proprio gestionale o ERP, mentre molti piccoli studi e microimprese si appoggiano ancora a portali esterni (spesso quelli del commercialista o di provider come Aruba, TS Digital, Fattura24, FattureInCloud).

Oggi i numeri parlano chiaro: oltre 2 miliardi di fatture elettroniche transitano ogni anno dallo SdI, riducendo drasticamente l’evasione IVA e — secondo le stime del MEF — recuperando diversi miliardi di euro di gettito. Per le aziende, oltre alla compliance, ci sono benefici concreti: meno errori manuali, archiviazione automatica, riconciliazioni più rapide, controlli incrociati semplificati. Chi ha automatizzato bene il processo riferisce risparmi nell’ordine del 60-70% sui tempi di amministrazione passiva.

Il quadro 2021, però, non è omogeneo. Esistono almeno tre profili tipici di PMI italiane: (a) quelle “early adopter” che hanno integrato la fatturazione elettronica direttamente nel proprio ERP fin dall’inizio del 2019 e oggi raccolgono i benefici dell’automazione; (b) quelle “compliance-only” che hanno scelto la strada del minimo sforzo (portale del commercialista, esportazione manuale dei dati) e si trovano oggi a gestire un doppio binario tra gestionale interno e portale esterno; (c) quelle ancora ibride, dove la fattura elettronica viene emessa ma poi reinserita manualmente in contabilità o riconciliata a fine mese. È proprio quest’ultimo gruppo quello che, nel 2021, sta valutando il passaggio a una soluzione più integrata: la pressione sui costi e sui tempi di amministrazione spinge verso una semplificazione del flusso.

C’è poi un altro elemento di contesto: il 2020 ha accelerato la digitalizzazione di molti uffici amministrativi che fino al lockdown lavoravano ancora con grandi quantità di carta. Lo smart working ha reso impraticabile la gestione “fisica” delle fatture, e questo ha portato molte aziende a ripensare l’intero processo di ciclo passivo (ricezione fatture, approvazione, registrazione, pagamento) in chiave totalmente digitale. La fatturazione elettronica è il punto di partenza, ma l’occasione per molte PMI è ridisegnare l’intero workflow amministrativo.

2. Cos’è la fattura elettronica e come funziona (XML, SdI, codice destinatario)

Una fattura elettronica è, tecnicamente, un file XML conforme al tracciato FatturaPA pubblicato dall’Agenzia delle Entrate. Non è un PDF di una fattura, non è una scansione: è un documento strutturato in cui ogni informazione (dati emittente, dati cliente, righe di dettaglio, IVA, totali) è codificata in modo che possa essere letta automaticamente da qualsiasi sistema. La rappresentazione “leggibile” che vediamo è solo una visualizzazione (foglio di stile XSL) di quel file XML: la fattura vera è il file.

Il flusso operativo, semplificato, è il seguente:

  1. L’emittente (l’azienda che fattura) genera l’XML con il proprio software gestionale o portale.
  2. Il file viene firmato (la firma digitale è obbligatoria solo verso PA, ma molti la applicano comunque) e trasmesso al SdI.
  3. Il SdI esegue controlli automatici (formali, fiscali, di coerenza) e, se tutto è regolare, recapita la fattura al destinatario tramite il codice destinatario indicato.
  4. Il destinatario riceve la fattura sul proprio canale (gestionale, cassetto fiscale, PEC).
  5. SdI invia all’emittente una ricevuta di consegna (RC) o, se il destinatario non è raggiungibile, una ricevuta di mancata consegna (MC); in caso di errori, una ricevuta di scarto.

Il codice destinatario è la chiave del recapito: è una stringa di 7 caratteri alfanumerici che identifica il canale telematico del destinatario. Se il cliente non ha un codice destinatario (perché non lo ha attivato sul portale Fatture e Corrispettivi), si usa il valore convenzionale “0000000” abbinato a una PEC, oppure ci si limita al “0000000” e la fattura sarà disponibile nel cassetto fiscale del destinatario. Per approfondire, è disponibile la documentazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate e una sintesi tecnica su Wikipedia.

3. Chi è obbligato e chi è esonerato nel 2021

Nel 2021 sono obbligati alla fatturazione elettronica tutti i soggetti residenti o stabiliti in Italia, titolari di partita IVA, per le operazioni B2B (verso altre partite IVA) e B2C (verso consumatori finali), con poche eccezioni significative:

  • Contribuenti in regime forfettario: esonerati indipendentemente dal volume di ricavi (l’estensione arriverà negli anni successivi).
  • Contribuenti in regime di vantaggio (ex-minimi).
  • Piccoli produttori agricoli in regime di esonero (art. 34, comma 6, DPR 633/72).
  • Operatori sanitari per le prestazioni rese a persone fisiche i cui dati sono trasmessi al Sistema TS (Tessera Sanitaria), per la sola tutela della privacy.
  • Operazioni transfrontaliere: verso clienti o fornitori esteri non sono soggette a fatturazione elettronica via SdI, ma vanno comunicate tramite esterometro (vedi sezione 11).

Anche se esonerato, un contribuente forfettario può comunque scegliere di emettere fatture elettroniche, e in molti casi conviene: riduce il rischio di errori, semplifica i rapporti con clienti già “elettronici” e prepara il terreno per quando l’obbligo verrà esteso. È una scelta strategica oltre che operativa.

4. Le sanzioni per chi non si adegua

Le sanzioni per chi non emette fattura elettronica quando è obbligato non sono leggere. Il riferimento è l’art. 6 del D.Lgs. 471/1997, che prevede:

  • Sanzione dal 90% al 180% dell’IVA non correttamente documentata, con un minimo di 500 euro per fattura.
  • Se l’operazione non è imponibile, esente o soggetta a reverse charge, la sanzione va dal 5% al 10% del corrispettivo, con un minimo di 250 euro.
  • Per il committente o cessionario che non riceve fattura entro 4 mesi dall’effettuazione dell’operazione: obbligo di emettere autofattura, pena sanzione del 100% dell’IVA.

Esistono attenuazioni se l’errore viene sanato spontaneamente (ravvedimento operoso) o se la fattura, sebbene cartacea o non transmessa, contiene tutte le informazioni richieste e l’IVA viene comunque versata. Ma il margine è stretto: meglio non rischiare. Per chi fattura volumi importanti, una singola fattura sbagliata può facilmente portare a sanzioni di alcune migliaia di euro, oltre al rischio di contestazioni in caso di verifica.

Documento digitale fattura elettronica XML
Il file XML e il vero documento digitale aziendale conservato per dieci anni

5. I 7 step per emettere correttamente una fattura elettronica

Nella pratica quotidiana, emettere una fattura elettronica richiede di seguire un processo ripetibile. Ecco i sette step che ogni amministrazione PMI dovrebbe avere ben oliati:

  1. Verificare i dati del cliente: partita IVA o codice fiscale, denominazione, indirizzo, codice destinatario o PEC. Un controllo preventivo (anche sul portale VIES per i clienti UE) evita scarti. Nel modulo contabilità ERP Brenta è automatizzato tramite anagrafica clienti.
  2. Compilare la fattura: numero progressivo, data, righe di dettaglio (descrizione, quantità, prezzo, IVA), eventuali sconti, totali. La data di emissione deve essere coerente con la data di effettuazione dell’operazione (massimo 12 giorni dopo).
  3. Generare l’XML FatturaPA: il software produce il file conforme al tracciato. Verificare che il file passi i controlli di validazione (XSD).
  4. Apporre la firma digitale (se richiesta o adottata come prassi): garantisce integrità e autenticità.
  5. Trasmettere al SdI: tramite il proprio gestionale, un intermediario abilitato (commercialista, provider) o direttamente dal portale Fatture e Corrispettivi.
  6. Monitorare le ricevute: la ricevuta di consegna conferma il buon fine; in caso di scarto bisogna correggere e ritrasmettere entro 5 giorni mantenendo lo stesso numero documento.
  7. Conservare a norma: la fattura emessa va conservata digitalmente per 10 anni (vedi sezione 7).

6. Codice destinatario, PEC, codice 0000000: quando usare cosa

Uno dei punti più confusi per le PMI è il recapito della fattura. Esistono tre opzioni alternative, e capirne la logica risparmia molto tempo:

  • Codice destinatario 7 caratteri: è il canale “diretto” telematico del destinatario, censito nel portale dell’Agenzia. Tipicamente usato da aziende che ricevono fatture nel proprio gestionale o tramite il commercialista. È sempre il canale preferito: il recapito è più rapido e affidabile.
  • PEC: il destinatario riceve la fattura come allegato XML alla PEC. Il codice destinatario va impostato a “0000000” e la PEC va indicata nel campo dedicato. Soluzione adatta a microimprese e professionisti senza gestionale.
  • Solo “0000000”: il SdI non recapita “fisicamente” la fattura ma la rende disponibile nell’area riservata Fatture e Corrispettivi del destinatario. L’emittente è comunque tenuto a informare il destinatario (via email, copia di cortesia in PDF). Usato quando non si conosce né codice né PEC del cliente, soprattutto verso consumatori finali.

Una buona pratica: nell’anagrafica del cliente memorizzare sempre, oltre al codice destinatario, anche la PEC come fallback. Così se il primario non è più valido (capita: aziende che cambiano commercialista o gestionale), il sistema può ripiegare automaticamente sul secondario evitando scarti.

7. La conservazione digitale obbligatoria a norma

Emettere e ricevere fatture elettroniche è solo metà del lavoro: la legge impone la conservazione digitale a norma per 10 anni di tutti i documenti fiscali. La conservazione “a norma” non è un semplice backup: deve garantire integrità, autenticità, leggibilità e reperibilità dei documenti, secondo le regole tecniche AgID e l’art. 39 del DPR 633/72.

Esistono due approcci principali:

  • Servizio di conservazione gratuito di Agenzia delle Entrate: si attiva dal portale Fatture e Corrispettivi, copre solo le fatture transitate dal SdI. È gratuito ma con interfaccia minimale: per cercare, esportare o produrre il “pacchetto di distribuzione” davanti a una verifica può essere scomodo.
  • Conservatori accreditati AgID (Aruba, InfoCert, Namirial, TeamSystem, TS Digital, ecc.): a pagamento, integrati con il proprio gestionale, offrono ricerca avanzata, esportazione su richiesta, supporto in caso di verifica. Il costo varia tipicamente tra 50 e 300 euro/anno per PMI, in base al volume.

Il consiglio operativo: se gestite più di 500-1.000 fatture l’anno, conviene un conservatore accreditato professionale. Il tempo risparmiato in caso di controllo o di richiesta interna ripaga ampiamente la spesa. Verificare sempre che il fornitore rilasci il “manuale della conservazione” e gestisca il pacchetto di archiviazione conforme alle regole AgID. Se gestite anche dati personali sensibili, ricordate che la conservazione deve essere coerente con la compliance GDPR dell’azienda.

Un dettaglio operativo spesso sottovalutato: la conservazione deve coprire anche le ricevute di consegna/scarto del SdI, non solo le fatture in sé. In sede di verifica, l’Agenzia può chiedere di esibire l’intero “fascicolo”: fattura XML originale, ricevuta SdI corrispondente, eventuali note di credito collegate. Un buon servizio di conservazione organizza questi documenti come un unico oggetto archivistico, facilitando la ricerca e l’esportazione. Diffidate di soluzioni che archiviano solo l’XML “nudo”: potrebbero essere tecnicamente conformi ma operativamente scomode.

Commercialista fattura elettronica conservazione
Il commercialista resta una figura chiave nel processo di fatturazione e conservazione

8. Le 8 piattaforme principali (Aruba, Fattura24, TS Digital, Zucchetti, ecc.)

Il mercato italiano della fatturazione elettronica si è consolidato attorno a una decina di player principali. Ecco una sintesi delle 8 più rilevanti per PMI nel 2021:

  1. Aruba Fatturazione Elettronica: tra le più diffuse, integrata con PEC e firma digitale. Buon rapporto qualità/prezzo, interfaccia semplice. Adatta a microimprese e studi professionali.
  2. Fattura24: cloud-based, focus su semplicità d’uso. Buona per chi cerca un portale leggero senza ERP. Integrazioni con principali gestionali contabili.
  3. FattureInCloud: tra le più amate dai professionisti e piccoli imprenditori. UX moderna, app mobile, integrazione con conti correnti. Ideale per partite IVA e PMI fino a 50 dipendenti.
  4. TS Digital (TeamSystem): pensata per studi professionali e clienti dei commercialisti. Fortemente integrata con i gestionali TeamSystem.
  5. Zucchetti Digital Hub: orientata alle aziende strutturate, integrata nell’ecosistema Zucchetti (Ad Hoc, Mago, ecc.).
  6. Sistemi Fatturazione Elettronica: per studi commercialisti, integrata con PROFIS.
  7. Odoo Invoicing: la suite open source con il suo modulo fatturazione Odoo per PMI italiane, integrata con la contabilità Odoo per un flusso amministrativo completo. Adatta a chi vuole controllo e personalizzazione.
  8. InfoCert Legalinvoice: classica scelta enterprise, robusta, integrata con conservazione AgID.

La scelta dipende da: dimensione aziendale, ERP/gestionale già in uso, volumi, budget, complessità dei processi. Per molte PMI la decisione è guidata dal commercialista, che propone la piattaforma con cui è più operativo. È legittimo, ma chi ha volumi crescenti dovrebbe valutare un’integrazione diretta nel proprio ERP per ridurre i passaggi manuali.

9. Costi indicativi per PMI nel 2021

I costi variano molto in base alla soluzione e ai volumi. Una fotografia di mercato per il 2021:

  • Soluzioni base (portale online, fino a 50-100 fatture/anno): 0-50 €/anno. Spesso inclusi nel servizio del commercialista o in offerte promozionali (Aruba, FattureInCloud piano free).
  • Soluzioni standard (fino a 500 fatture/anno, conservazione inclusa): 50-200 €/anno. Adatte a partite IVA, microimprese, studi professionali piccoli.
  • Soluzioni PMI (fino a 5.000 fatture/anno, integrazioni gestionale, conservazione AgID, supporto): 300-1.500 €/anno.
  • Soluzioni enterprise (oltre 5.000 fatture, multi-azienda, multi-paese, integrazioni ERP complesse): 2.000-10.000+ €/anno.

Voci da considerare oltre la fatturazione attiva: fatture passive (ricezione e digitalizzazione), conservazione a norma (a volume o forfait), firma digitale (35-70 €/anno), PEC aziendale (5-30 €/anno), integrazione gestionale/ERP (una tantum, da poche centinaia a diverse migliaia di euro). Una PMI tipo (200-2.000 fatture/anno) spende complessivamente tra 200 e 1.000 euro/anno per essere a norma in modo professionale, includendo conservazione e supporto.

10. Errori frequenti e come evitarli (date, partita IVA, errori SdI)

Nei nostri due anni di osservazione del fenomeno, gli scarti dello SdI si concentrano su pochi errori ricorrenti. Conoscerli aiuta a prevenirli:

  • Codice fiscale o partita IVA non valida (codice errore 00301): tipicamente tipi numerici o controllo cifra. Soluzione: validare il dato in fase di anagrafica, usando i webservice AdE.
  • Data documento incoerente (00400-00401): la data fattura non può essere successiva alla data di effettuazione dell’operazione, né antecedente. Massimo 12 giorni di scostamento.
  • Numerazione duplicata (00404): stesso numero fattura ritrasmesso. Soluzione: in caso di scarto, correggere e ritrasmettere mantenendo numero. Ma se il primo è stato già accettato e poi corretto manualmente nel gestionale, si crea conflitto.
  • Importi totali incongruenti (00420-00423): somma righe diversa da imponibile, IVA mal calcolata, totale a pagare non coerente. Quasi sempre dipendente da errori di arrotondamento nel gestionale.
  • Codice destinatario non valido (00311): 7 caratteri ma non corrispondenti a un canale attivo. Soluzione: chiedere conferma al cliente, ripiegare su PEC o “0000000”.
  • Indirizzo non coerente con il codice paese (00417): tipicamente indirizzi italiani con codice nazione diverso da IT.

Una procedura interna che funziona: prima di trasmettere allo SdI, validare il file XML contro lo schema XSD ufficiale e contro un set di controlli applicativi (importi, date, codice destinatario). Quasi tutti i gestionali professionali lo fanno automaticamente; chi usa portali online deve essere più attento. Lo scarto SdI non è una multa in sé, ma se la fattura non viene ritrasmessa entro 5 giorni si configurano sanzioni per omessa fatturazione.

11. Esterometro: cos’è e quando va presentato

L’esterometro è la comunicazione telematica delle operazioni transfrontaliere: tutte le operazioni di cessione di beni o prestazioni di servizi effettuate verso o ricevute da soggetti non stabiliti in Italia. Nel 2021 si presenta su base trimestrale, entro l’ultimo giorno del mese successivo al trimestre di riferimento. Obbligo previsto per tutti i soggetti tenuti alla fatturazione elettronica.

Il file XML dell’esterometro segue un tracciato simile a quello della FatturaPA, ma più snello, e va trasmesso al SdI come per le normali fatture elettroniche. Possono essere comunicate sia operazioni attive (fatture emesse a soggetti esteri) che passive (fatture ricevute da fornitori esteri, integrate con autofattura per il reverse charge UE).

Una nota importante: il legislatore ha già annunciato l’evoluzione dell’esterometro. Dal 2022 verrà gradualmente integrato direttamente nel flusso SdI: per ogni operazione transfrontaliera, l’azienda emetterà un file XML “tipo fattura elettronica” verso un codice destinatario fittizio (XXXXXXX), eliminando la comunicazione trimestrale aggregata. Conviene quindi, già nel 2021, scegliere un gestionale che supporti facilmente questa transizione.

12. Domande frequenti

Posso emettere ancora fatture cartacee tra partite IVA italiane?
No, dal 1° gennaio 2019 non hanno validità fiscale tra soggetti italiani residenti, salvo i casi di esonero (forfettari, regime di vantaggio, ecc.). Una fattura cartacea emessa da un soggetto obbligato è considerata non emessa.

Cosa devo fare se il cliente non mi dà il codice destinatario?
Si usa il codice convenzionale “0000000” e si indica la sua PEC (se la fornisce). Se non ha né codice né PEC, “0000000” da solo: il SdI rende la fattura disponibile nel cassetto fiscale del cliente. È buona pratica inviare comunque copia di cortesia in PDF via email.

Quanto tempo ho per emettere la fattura?
La fattura immediata va emessa entro 12 giorni dalla data di effettuazione dell’operazione. La fattura differita (per cessioni con DDT) va emessa entro il 15 del mese successivo. La trasmissione al SdI deve avvenire negli stessi termini.

Cosa succede se lo SdI scarta la mia fattura?
Hai 5 giorni per correggerla e ritrasmetterla mantenendo lo stesso numero e data. Se i 5 giorni decorrono inutilmente, la fattura si considera non emessa e si applica la sanzione per omessa fatturazione.

Devo conservare anche le fatture passive ricevute?
Sì, l’obbligo di conservazione decennale vale sia per le fatture attive sia per le passive. Le fatture ricevute via SdI sono già in formato XML; il sistema di conservazione (proprio o di AdE) deve includerle.

Forfettari: dovrò passare alla fattura elettronica?
Sì, anche se non è ancora obbligatorio nel 2021. Il legislatore ha annunciato l’estensione progressiva nei prossimi anni (probabilmente dal 2022 per chi supera una soglia di ricavi attorno ai 25.000 euro). Conviene già adesso prepararsi: la transizione sarà più semplice se si parte da un’esperienza di familiarizzazione anziché da zero.

Posso emettere fatture elettroniche anche se sono esonerato?
Sì, è una scelta volontaria che semplifica i rapporti con clienti già “elettronici” e prepara il terreno alla futura estensione dell’obbligo. La maggior parte dei portali offre piani gratuiti o low-cost adatti a volumi bassi.

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